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Xavier Dolan

Geniale e controverso. Un regista che ha realizzato capolavori a soli 25 anni: Xavier Dolan

Il periodo che precede il Natale è sempre un momento ricco di uscite cinematografiche alcune interessanti altri decisamente meno (si, i cinepanettoni). Oggi voglio andare controtendenza e parlarvi di un giovanissimo regista che, ancora sconosciuto al grande pubblico, è tra i più geniali del circuito indipendente e sono sicura che tra qualche anno questo nome non sarà del tutto sconosciuto.

Xavier DolanSe andate al cinema in questi giorni vi capiterà di vedere lo spot prefilm della sua ultima fatica Mommy. A me è capitato ed ho sentito tanti mormorii e domande sul film e su di lui: Xavier Dolan.
Nato il 20 marzo 1989 a Québec in Canada è figlio dell’attore e cantante Manuel Trados e di Geneviene Dolan, insegnante. Comincia a recitare in spot televisivi e in serie tv fino al 2008 quando si fa conoscere interpretando il ruolo di Antoine nel film di Pascal Laugier Martyrs. Nello stesso tempo, all’età di diciannove anni inizia la produzione il suo primo lungometraggio da regista, J’ai tué ma mère, basato su una sua sceneggiatura semi-autobiografica scritta quando aveva sedici anni. La pellicola vincerà ben tre premi al Festival di Cannes di quell’anno. Ma questo è solo l’inizio.
Tra il 2010 e il 2012 gira altri due film, Les Amours imaginaires e Laurence Anyways, la struggente storia di Lawrence che, nel giorno del suo trentesimo compleanno, rivela il desiderio di diventare donna. Viene presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2012, dove vince la Queer Palm. I temi affrontati dal cinema di Dolan sono spesso scomodi: la sessualità, il rapporto madre-figlio, spesso non convenzionale, l’inadeguatezza di vivere in una società standarizzata, il romanticismo e la disperazione. La musica è un’altra componente importante. I suoi film sono impregnati di musica e lui stesso ha dichiarato: “La musica è stata l’unica voce del cinema per molto tempo, prima che esistesse il cinema sonoro. E’ organicamente legato al cinema stesso. Capisco che la gente potrebbe pensare che c’è troppa musica nei miei film, ma non per me. Per me la musica è l’anima del film”.

L’estro creativo e fuori dagli schemi di Dolan si ritrova prepotentemente nello stile di Mommy (presentato in concorso alla 67ª edizione del Festival di Cannes, dove ha vinto il Premio della giuria) primo “film esperimento” dove dare sfogo a tutto il suo unconventional cinema, girato per gran parte nell’insolito formato di 1:1. Dolan ha commentato cosi la scelta: “Nel 2014 si pensa che questo formato sia quello di Instagram, ma per me è semplicemente il formato classico del ritratto fotografico, di quando Kodak ha messo sul mercato Brownie. Per me è il formato perfetto, così lo spettatore non ha distrazioni a destra o a sinistra e si concentra sui personaggi”.
Il risultato è un film emotivamente potente e dirompente, certo non per tutti gli spettatori ma che non può far pensare di trovarci di fronte ad un immenso talento di soli 25 anni.

MommyApertamente gay, sempre riguardo a Mommy ha specificato che il personaggio che più lo rappresenta è Steve: “In lui c’è la violenza che avevo io da piccolo, mi battevo costantemente in maniera selvaggia. Con l’età mi sono calmato, oggi ho ancora rabbia ma ho trovato il linguaggio del cinema per incanalare questa energia”.

Dolan è già al lavoro al suo sesto film, il primo in lingua inglese che si intitolerà The Death And Life Of John F. Donovan e, attraverso la storia di un attore idolatrato, rifletterà su come la vita privata delle persone di Hollywood è trattata e influenzata dai media. Nei panni del cattivo, una stupenda Jessica Chastain.

“Guardare un film è dimenticare se stessi e i propri complessi. E’ un atto di generosità”. Semplicemente prodigioso.

Luisa Lenzi