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Willem Dafoe

La settimana comincia con un “animale” da cinema, uno dei più grandi talenti di sempre, il cattivo per antonomasia: Willem Dafoe

Willem DafoeIl personaggio di oggi è uno di quelli che qualsiasi cinefilo vorrebbe incontrare. Sicuramente mette soggezione e un pizzico di paura parlare con Goblin di Spider-Man o Max Schreck di L’ombra del vampiro. Si è davanti ad un talento puro, camaleontico, qualcosa di incontenibile.
Willem Dafoe è tra i grandi del cinema mondiale, ma nominato solo due volte agli Oscar, la prima nel 1986 per Platoon di Oliver Stone, primo regista a credere veramente in lui. Per tutti è il cattivo per eccellenza, spesso disturbato, quasi diabolico in certi ruoli. Un fascio di muscoli, rughe, solchi espressivi da cui trasuda inquietudine e passione: “Molti recitano dal collo in su, io penso che la mia faccia non sia più importante dei miei piedi o del mio sedere” ha dichiarato. Nato ad Appleton nel Wisconsin, il 22 luglio 1955, all’anagrafe si chiama William ma dal liceo usa il soprannome Willem. Ha sei fratelli ed è stato cresciuto dalle sue cinque sorelle, perchè il padre chirurgo e la madre infermiera erano sempre molto impegnati con il lavoro. Dopo aver frequentato teatro nella sua città natale, si trasferisce a New York nel 1976 dove comincia a recitare sotto la guida di Richard Schechner, direttore della compagnia di avanguardia teatrale The Performance Group. Qui conosce Elizabeth LeCompte, di 11 anni più giovane, suo grande amore fino al 2003 e madre di suo figlio Jack (1982). Nel ’77 fonda la sua compagnia Wooster Group e ancora oggi sperimenta produzioni treatali come The life and death of Marina Abramovic.

Dafoe ha sempre alternato cinema e teatro, produzioni hollywoodiane e progetti di nicchia, grandi e piccoli ruoli. Indimenticabile in L’ultima tentazione di Cristo, in Cuore selvaggio di Lynch, il falsario di Vivere e morire a Los Angeles, fino a L’ombra del vampiro – sua seconda candidatura all’Oscar – e ai recenti Nymphomaniac di Trier e The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, registi con cui ha lavorato più volte in passato. Su la recente esperienza con Lars Von Trier parla cosi: “ Amo il suo cinema e il suo stile unico, ma riconosco che il mio rapporto di stima e amicizia è influenzato da un elemento molto personale: uno dei talenti maggiori di Lars è farti sentire che ha bisogno di te”. Willem-Dafoepictures

Legato all’Italia (ha doppia cittadinanza), ha sposato nel 2005 la regista Giada Colagrande conosciuta sul set de Le avventure acquatiche di Steve Zissou ma che già in America aveva presentato il suo film Aprimi il cuore. Si sono sposati in Puglia a Otranto e si divide tra Roma, dove vive vicino al Colosseo e gli USA. Capisce bene l’italiano ma ha ancora difficoltà a parlarlo correttamente: “Diciamo che mi manca la pratica, ma capisco quasi tutto. Non sempre, però: alle feste, per esempio, l’acustica è cattiva, le voci si accavallano e a fine serata sono stravolto. Se posso, scelgo l’inglese. È come se fossi un altro me, una persona molto meno complessa, più simile a un bambino. Devo ammettere che mi sento così quando qualcuno mi conosce soltanto in italiano”. Del nostro paese adoro soprattutto il sud: “Mi piace passare lunghi mesi a Roma, ma prediligo il sud, per i suoi odori, i colori; nonostante sia nato nel Wisconsin sento un legame profondo anche per il Sud della mia terra e uno dei miei film preferiti è Via col vento”.
Per i suoi film non usa controfigure, non perchè “una cosa da macho, ma l’opposto: una questione di grazia, di tempi. La fisicità è la performance più pura. Esclusi i casi in cui rischio di farmi male sul serio, preferisco pensarci da solo”. Pratica yoga da anni e segue una dieta organica, forse anche per questo conserva spirito e corpo in perfetto equilibrio. Sempre in cerca di contaminazioni e grande osservatore, ogni volta che va in un altro paese “amo osservare la gente, mi godo ciò che la rende unica e cerco di farmi trasmettere qualcosa” mentre sull’essenza stessa della recitazione è brutalmente chiaro, motivo per cui è immenso in ogni ruolo che interpreta: “I never act. I simply bring out the real animal that’s in me”.

Luisa Lenzi