Cinema

Venezia73: “Nocturnal Animals” di Tom Ford

Il tentativo di Tom Ford di fare un film classico utilizzando l’estetica contemporanea.

VENEZIA73 – CONCORSO Nocturnal Animals di Tom Ford

Susan vive in una casa da sogno, con l’uomo dei sogni, Hutton, che però è tutto tranne che un compagno amorevole e fedele. Una mattina Susan riceve la bozza di Nocturnal Animals , il nuovo romanzo dell’ex marito Edward: un racconto duro, provante, che suona come una punizione per come Susan ha deciso di troncare la loro relazione. E non solo.

Un poliziotto che sputa sangue misto a catarro, un autore che scrive per impedire alle storie di fuggire, una strada notturna, deserta, nel Texas, il film che prende il titolo da un romanzo inserito nella diegesi, scene di sesso non richieste e urla altrettanto superflue (ma, a quanto pare, immancabili nel cinema di Hollywood). Tom Ford crede veramente di poter fare un film prendendo il meglio degli anni 50 e passandolo nel frullatore dell’estetica 90 e Duemila?

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Evidentemente sì perché Nocturnal Animals è un quiz (ne ha i ritmi e le finalità) che chiama in causa sia lo spettatore più avveduto (quanto Kubrick, quanto Lynch, quanto Tarantino!) sia il così detto “spettatore medio” che non avrà difficoltà ad anticipare ogni singola scelta narrativa fino ad un finale che, al netto di quanto detto finora , è forse la cosa migliore: incapace di redimere due ore di pura strategia delle emozioni, ma sicuramente più genuino.

Tom Ford non vuole sporcarsi le mani. Nel suo universo patinato anche il sangue si intona al colore del volto tumefatto di Jake Gyllenhaal, e i morti non sono cadaveri, ma statue di cera disposte sopra un divano rosso, senza alcuna traccia di uno stupro che, invece, a parole viene evocato più volte, in modo maniacale. Il film si divide in numerosi piani temporali (ad un certo punto sono almeno quattro) per permettere allo spettatore di scoprire gradualmente l’intento, vero, del libro che Susan riceve e legge voracemente, mentre il marito la tradisce a New York.

Ma qui non siamo tra le pagine di Jonathan Franzen, non ci è data la possibilità di connettere gli eventi, seguendo il percorso che, ad esempio, nel suo ultimo romanzo compie Purity per far luce su di un passato negato. Nel film di Ford ad ogni campanello di allarme corrisponde, immediatamente dopo, la scoperta della minaccia, in un meccanismo talmente preciso e calcolato da credersi perfetto: ma basta che un elemento fondamentale sfugga al controllo (il figlio che Susan ha con Andrew) per far crollare la precisione matematica con cui il regista divide le emozioni lungo il film e rendere palese l’impersonalità della costruzione letteraria.

_DSC1898_R (ctr l-r.) Academy Award nominees Jake Gyllenhaal and Michael Shannon star as Tony Hastings and Bobby Andes in writer/director Tom Ford’s romantic thriller NOCTURNAL ANIMALS, a Universal Pictures International release. Credit: Merrick Morton/Universal Pictures International

Qualcuno ha parlato di atmosfere lynchiane: io propenderei più per appropriazioni indebite. La strada notturna illuminata solo dai fari dell’auto ormai è un classico, ma mentre Lynch costruisce microcosmi perturbanti senza il bisogno che qualcosa accada realmente, ma semplicemente instillandoci il dubbio, Ford non lascia niente di intentato, e permette al perturbante di emergere, all’improvviso, sotto forma di apparizione fulminea del Bob di Twin Peaks nel letto di un bambino.

Senza rivelare il finale, è però giusto concedergli il merito di una vendetta perfida che castra ogni tentativo di redenzione: un vero destro allo stomaco per chi è abituato al cinema consolatorio hollywoodiano che tiene sempre aperta una finestra sul futuro, e invece qui deve chiuderla per paura degli animali notturni.

Michele Galardini