Cinema

Venezia73: “Le Ultime Cose” di Irene Dionisio

La regista Irene Dionisio presenta nella “Settimana Internazionale della Critica” un lungometraggio intenso e neo realistico

VENEZIA73SETTIMANA DELLA CRITICALe Ultime Cose di Irene Dionisio

Banco dei pegni di Torino, ma potrebbe essere qualsiasi altra grande città italiana (Napoli soprattutto). Ogni giorno una marea di persone impegna i propri averi, in attesa del riscatto o dell’asta finale. Tra i mille volti che raccontano l’inventario umano del nostro tempo, seguiamo tre storie tra debito e morale.
La trans Sandra (Christina Rosamilia), è appena tornata in città nel tentativo di sfuggire al passato e ad un amore finito; Stefano (Fabrizio Falco) giovane assunto da poco al Banco e preso sotto l’ala del direttore senza scrupoli (Roberto De Francesco), si scontra con la dura realtà lavorativa e assiste ai miseri maneggi nel retroscena del Banco; Michele (Alfonso Santagata), pensionato e nonno di un bambino sordomuto, per ripagare un debito si trova invischiato nel traffico dei pegni e di chi si aggira all’esterno procacciandosi oro e bollette.

Le Ultime CoseLa regista Irene Dionisio firma con precisione e accuratezza un’opera dal sapore dolceamaro. Nel “non luogo” del Banco dei pegni non c’è spazio per l’empatia, né per aiutare l’altro. Nell’inferno dei debiti che la crisi economica si porta dietro, quanto un debito è soprattutto un debito morale, una colpa? Vite, volti, storie si intrecciano al Banco raccontato come metafora di una società basata sullo scontro nuovo ed epocale tra debitore e creditore. Una volta varcata la porta del Banco l’essere umano sembra essere spogliato delle sue sembianze naturali, annichilito e reso fragile, piccolo, impotente, di fronte ad una rete, invece, possente, organizzata, senza nome e senza possibilità di essere interpellata.
L’affresco dei personaggi in stile neorealismo che la regista crea attraverso i colloqui, i dialoghi, le relazioni con gli oggetti e le singole storie, resta in bilico tra il tragicomico e il grottesco, dove a farla da padroni insieme all’immoralità e alla disperazione sono anche le diseguaglianze.

Le Ultime CoseSe da una parte i disperati, gli hopeless, si recano ogni giorno ad impegnare ogni possibile loro avere, persino una cornice o una catenina, impegnando non solo l’oggetto ma anche il corrispettivo valore affettivo, dall’altra vediamo i facoltosi possibili acquirenti che comprano alle aste del Banco senza battere ciglio, senza curarsi dell’effettivo-reale valore del bene, quasi in un meccanismo automatico e asettico giocato al continuo rialzo.
In mezzo a ciò sguazzano coloro che dalla crisi economica hanno tratto vantaggio: dalla sempre sorridente dirigente del Banco dei pegni, al subdolo e arrivista Sergio direttore burocrate senza pietà verso le persone e gli oggetti che prende in consegna (la svalutazione che sistematicamente mette in atto è un’abitudine consolidata). Anche all’esterno nuotano gli infimi pesci piccoli dei ricettatori, spesso meridionali, pronti ad aggredire chiunque in cambio di oro. E il circo si ripete, si rimette in moto ogni giorno, all’apertura del Banco.

Dionisio ci lascia posare lo sguardo con decisione e amarezza su ciò che l’uomo è divenuto di fronte al sistema debito, raccontando un mondo corale di diseguaglianze dove la possibilità di riscatto economico, materiale e morale sembra ancora un miraggio.

 

Luisa Lenzi