Cinema

Venezia73: “Arrival” di Denis Villeneuve

Cinema di genere in concorso a Venezia73 con il bel “Arrival” di Denis Villeneuve

VENEZIA73 – IN CONCORSO – Arrival di Denis Villeneuve

Il linguaggio è l’arma più potente che l’essere umano si ritrova tra le mani. In tutte le sue forme il lunguaggio è capace di salvare, proteggere, persino distruggere, ma è anche l’unico modo per comunicare con l'”altro”, che sia il vicino di casa, l’abitante di un altro paese o un alieno arrivato da chissà dove. E’ da questa premessa che il regista canadese Denis Villeneuve parte per costruire, con buoni risultati, un film come Arrival, presentato in concorso alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia.

Dodici oggetti non meglio identificati, dalla forma ovale, piombano improssivamente sul pianeta Terra. Gli extraterresti che sono all’interno cercano invano di mettersi in contatto con la razza umana. Negli Stati Uniti l’esercito coinvolge un’esperta di lingue (Amy Adams) e uno scienziato (Jeremy Ranner) per tentare di stabilire il contatto. La domanda è: “qual è lo scopo del loro arrivo?”.

Con Arrival Denis Villeneuve dimostra nuovamente di essere un regista completamente maturo. Per la prima volta si cimenta con il genere sci-fi, mantenendone intatti tutti gli archetipi e inserendoci un messaggio personale, dal respiro universale, su quanto sia importante al giorno d’oggi il ruolo che ha la comunicazione nei rapporti tra le persone di ogni razza, genere ed età.

A veicolare tale messaggio ci pensa un’ottima Amy Adams, colei che è chiamata a decifrare i segnali lanciati dagli alieni. Una performance intensa e sofferta, vissuta quasi interamente attraverso i suoi occhi, le sue emozioni e le sue paure, quelle di mamma e di “interprete” di segni inizialmente non comprensibili ma che col passare degli incontri diventano un messaggio univoco con cui tutto il mondo interagisce.

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Villeneuve sembra voler dirci che i veri alieni siamo noi esseri umani. Le scene di guerriglia e violenza che avvengono in giro per il globo una volta scese le navicelle aliene sono il simbolo dei tempi che viviamo. La paura del diverso, dello sconosciuto e dell’altro fa dell’uomo un essere costantemente sottoposto a pregiudizio. Ecco allora che l’unica via per conoscersi e per condividere qualcosa è stabilire un contatto attraverso la potenza e la forza delle parole. O, come in questo caso, con dei segni da adottare tra i popoli come veicolo di fratellanza reciproca.

Il maggior pregio di Villeneuve, così come è stato nei suoi due film precedenti, Prisoners e Sicario, è quello di riuscire a creare un grande carico di tensione con pochi elementi a disposizione e ricorrendo il meno possibile ad effetti speciali esorbitanti. Un piccolo grande blockbuster d’autore capace di alzare nettamente le aspettative per il suo prossimo film che ancora una volta sarà di fantascienza: Blade Runner 2.

Daniele Marseglia