Cinema

Venezia 71: Birdman or (the Unexpected Virtue of Ignorance)

Speciale Venezia 71: Birdman or (the Unexpected Virtue of Ignorance)

In un mondo dove l’apparire conta più dell’essere, dove il successo immediato è più importante delle proprie qualità, il regista Alejandro Gonzalez Inarritu si chiede se è meglio essere una celebrità o un attore. Ma l’attore, di per sé, non può considerarsi già una celebrità a prescindere? Sembra proprio di no ai tempi di Facebook e Twitter dove, se non ci sei, non sei nessuno.

Riggan Thomson (un ritrovato Michael Keaton) sta per debuttare con un’importante piece teatrale a Broadway – scritta, diretta e interpretata da lui – ma nei giorni che precedono la prima il suo passato da movie star torna a bussargli alla porta. Perché non riesce a scrollarsi di dosso il personaggio di Birdman (un supereroe con le ali) che ha interpretato in una saga qualche anno prima? Ma soprattutto perché il successo, la fama e la popolarità tra il pubblico non arriva con lavori che vanno al di là del pop-corn movie?

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L’ego spropositato non aiuta certo Riggan a scegliere cosa sia più giusto fare per rilanciarsi, per tornare ad essere fermato dalle persone per strada e l’incontro/scontro con l’arrivo di un nuovo attore nel cast della compagnia teatrale (un irresistibile Edward Norton) non fa che aumentare i suoi problemi, che si vanno a sovrapporre a quelli familiari.

Marito fedifrago e padre di una figlia appena uscita da un centro di disintosicazione, il personaggio di Riggan è alla costante ricerca di una propria identità che fatica a trovare in un mondo, o per meglio dire in un tempo che sembra non appartenergli. Un tempo (inteso come il periodo che stiamo vivendo) che vuole tutto e subito, che ti fa passare da perfetto sconosciuto a star del web con gli “strumenti del demonio” quali Facebook, Twitter e YouTube.

Girato come se fosse un unico piano sequenza in un luogo (il teatro e il dietro le quinte) che stritola i personaggi fino a farli scannare tra di loro, Birdman è una dark comedy che vira al grottesco il più delle volte, riuscendoci in pieno, grazie ad un’ottima cura dei dialoghi sempre frizzanti e taglienti. Il film di Innarritu sarà uno dei titoli più forti dell’edizione numero 71 di Venezia e, possiamo sbilanciarci, che al termine della kermesse potrebbe tornare a casa con qualche premio in mano. Salvo sorprese.

 

Daniele Marseglia