musica: recensioni

Ulrich Troyer – Songs For William 3 (4Bit Production, 2017)

Questo è l’ultimo volume di una trilogia. Apparentemente potrebbe sembrare una storia d’amore.

4Bit-P007_CD_COVER_CMYK.inddQuesto è l’ultimo volume di una trilogia. Apparentemente potrebbe sembrare una storia d’amore. Da una parte c’è William, una stomp box (effetto a pedale), e dall’altra c’è Charlotte, un’avvenente filtro MS 20. Concepito come fumetto/graphic novel (incluso nella release),  Songs for William è l’interazione di queste due parti chiamate in causa, ma il tutto è arricchito da una strumentazione altamente dub. Insomma, come insegna Ulrich Troyer, anche in Austria si fa dub,e in maniera piuttosto originale nonostante i canoni tradizionali, sicuramente pieno di contaminazioni (come egli stesso del resto potrebbe essere definito contaminato: sul suo sito, nella sezione bio, troverete il suo fumetto preferito (Persepolis), Passaporto e “stomaco” (italiani), Bevanda preferita (caffè)): dall’acid all’IDM, dall’ambient al kraut.

Questa storia d’amore dub dura ormai da un pezzo e, in questo capitolo, i due pratogonisti di cui sopra, sono citati nella scritta della copertina in alto a destra e questa dovrebbe essere la loro rottura. Ma di rotture non ve ne sono, nel disco. Anzi, sono tutte inclusioni di suoni, ritmi che, se partono come una colonna sonora 8bit, diventano caldamente dub, come nel caso della traccia Dark Roots (con l’ironia di gruppi come Quasi Dub Development o delle visioni di Andi Otto), e la raffinata produzione è giustificata dallo zampino della Dial Records . Dalle luci nostalgiche di At Muff’s Place in cui la sincope è sempre protagonisti ad eseprimenti più astratti al bordo della psichedelia kraut, ma conservando sempre il calore del dub che è uno dei veri motivi per cui è apprezzato così tanto, poiché ha saputo seguire i tempi e le avanguardie di produzione, per espandersi come genere, diventando più stile che maniera.

La facilità con cui si trovano molti generi nei singoli pezzi è davvero disarmante. Può essere il caso di Cruising Down The Belt, un misto di soul/funk, downtempo, r’n’b e dub, come anche il caso del coacervo altamente armonico di I Miss Your Noise, che già dal titolo fa capire l’orientamento del pezzo. Con pochi strumenti e con fraseggi basici, Troyer intreccia analogico e digitale come se fossero un tutt’uno. La naturalezza del suo sound e la cura dei suoni conquistano al primo impatto, al secondo seducono.

Troyer mescola intelligentemente le carte in tavola e il suo buon gusto fa vedere cosa sia possibile fare con pochi elementi in una coralità mai scontata, capace di diventare virale, orecchiabile, calda, trascinante e fuori dagli schemi. La seduzione è talvolta risultato di una buona coerenza.