Cinema

Top Five 2016: i personaggi con più disagio

Quali sono stati i personaggi più disagiati del 2016 cinematografico? Ve lo dice Edoardo Peretti.

Fra le tante top 5 cinematografiche di fine anno eccone una trasversale, che coglie appieno lo spirito di un 2016 oltremodo nefasto. Parola d’ordine: disagio.

MARCUSE in AVE, CESARE! (Joel-Ethan Coen); impagabile è l’espressione smarrita, perplessa e incredula di Marcuse quando il divo interpretato da George Clooney, rapito da un clan di sceneggiatori e intellettuali comunisti, gli racconta a modo suo, con entusiasmo, le teorie di classe e sullo sfruttamento; dimostrando di non avere capito assolutamente nulla. È evidente che Marcuse è totalmente in imbarazzo e vittima del disagio di chi vorrebbe essere altrove e si pente dell’azione appena compiuta. La sua faccia è un dettaglio indimenticabile in uno dei film meno memorabili dei Coen, ma che ad ogni modo rimane un film dei Coen; quindi comunque riuscito e comunque acuto, intelligente e spassoso, dove i fratelli del Minnesota dipingono un altro tassello dello stupidario nichilista per cui sono giustamente celebrati.

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ANTOINE KNIPPER in È SOLO LA FINE DEL MONDO (Xavier Dolan); il personaggio interpretato da Vincent Cassel interrompe, sbraita, urla e insulta, evidentemente insofferente verso i parenti che lo circondano e continuamente sull’orlo di una crisi isterica. Nessuno si sarebbe sorpreso nel vederlo prendere un’ascia e fare una strage. Però è anche il personaggio, pur nella sua sgradevolezza, che la vede un po’ più lunga degli altri, e, inoltre, nel suo disagio insofferente possono rispecchiarsi gli spettatori, in particolare quelli che amano Dolan e si trovano davanti ad un film che sembra essere stato realizzato dall’autore canadese apposta per dare ragione ai suoi detrattori.

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AGOSTINO in MONTE (Amir Naderi); nel medioevo, un uomo prende a picconate la montagna che nasconde alla sua casa la luce del sole, rendendo insopportabile e impossibile l’esistenza. Il picconamento dura circa metà film, ed è l’esplosione di un disagio che diventa follia; un po’ quello che dicevano del picconatore Cossiga alla fine della Prima Repubblica. In questo caso però il film di Naderi finisce bene ed è molto bello, appunto per come riesce a rendere l’ossessione e la follia del protagonista, con un ottimo utilizzo del sonoro e sfiorando l’horror. Il disagio è anche quello di chi vuole consigliarlo ad amici non cinefili e al momento di dire “è la storia di un uomo che piccona una montagna” si ritrova davanti a facce a metà strada tra la compassione e lo sberleffo.

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BROOKE e TRACY in MISTRESS AMERICA (Noah Baumbach); La migliore commedia è da sempre espressione di disagio, sofferenza e inadeguatezza, e da sempre nasconde un substrato tutt’altro che allegro. Ne è un esempio, non altissimo ma comunque alto, l’ultimo divertentissimo film di Noah Baumbach, con le due sorellastre protagoniste entrambe vittime, in modo apparentemente opposto, di un disagio sociale, esistenziale e di autorappresentazione, tra modelli irraggiungibili, falsi miti, inconcludenze e precariati vari. Sofferenza che si esplicita con l’irresistibile esplosione “screwball” dell’ultima parte. Il disagio è anche quello di chi, pur essendo un film molto divertente e quindi con un certo potenziale al box-office, ha fatto solo finta di distribuirlo.

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LISA in ANOMALISA (Charlie Kaufman/Duke Johnson); la scena in cui la disagiata Lisa canta “Girls Just Want to Have fun” è una delle più strazianti e allo stesso tempo più dolci viste quest’anno. Non è l’unico momento emozionante del film, in cui Charlie Kaufman racconta di due solitudini in maniera agrodolce, alternando ironia e commozione. Il celebre sceneggiatore sembra trovare inoltre, come regista, nell’animazione la chiave giusta per parlare delle sue tematiche preferite senza strasbordare nell’autoreferenzialità e nell’onanismo di Synecdoche, New York; facendo così la buona azione di togliere il disagio a coloro che hanno trovato insopportabile quel film.

Edoardo Peretti