musica: recensioni

Tony Buck – Unearth (Room40, 2017)

Il batterista dei The Necks, Tony Buck, dopo le sue collaborazioni indipendentemente dalle produzioni nella formazione del trio australiano, esce con un disco altamente personale che arricchisce sperimentando con sonorità contigue rispetto a quelle per cui lo conosciamo. Intanto la figura del batterista si diluisce diventando strumentista (presenza di chitarre, synth e field recording) e non… Read more »

RM488_frontIl batterista dei The Necks, Tony Buck, dopo le sue collaborazioni indipendentemente dalle produzioni nella formazione del trio australiano, esce con un disco altamente personale che arricchisce sperimentando con sonorità contigue rispetto a quelle per cui lo conosciamo. Intanto la figura del batterista si diluisce diventando strumentista (presenza di chitarre, synth e field recording) e non costruendo più momenti separati bensì lunghe evoluzioni, affreschi in cui i suoni di massa dialogano con elementi al dettaglio. Unearth non si discosta molto dall’immaginario delle composizioni dei The Necks (anche solo per il titolo: l’ultimo lavoro del trio si intitola Unfold, per esempio, e uno dei dischi più belli e rari nel suo genere è Open, una lunga traccia immersiva che risveglia i sensi) anche se la creazione di più stratificazioni qui è immediatamente evidente.

Impostata come una lenta discesa, e successivamente un’ascesa, Unearth è la sperimentazione sonora a 360 gradi che non rinuncia a nulla, per quanto riguarda le possibilità di scelta timbrica, ma, come ho già detto sopra, il calco dei The Necks è molto marcato ed è davvero molto difficile uscire da quelle atmosfere rarefatte e cupe che connotano il trio.

La cosa negativa è l’incapacità di staccarsi dall’aura del trio, la cosa positiva è che l’anima della band vive in ognuno dei propri membri e quindi, la band è automaticamente duratura, solida, ben amalgamata, che è destinata, non solo a durare bensì a crescere.

Tony Buck – Unearth from ROOM40 on Vimeo.

Riccardo Gorone