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Stranger Things: dammi un po’ di synth, punk e rock

La nuova serie tv Netflix è un concentrato di musica anni ’70 e ’80 che vi porterà indietro nel tempo tra synth e punk band.

Mamma Netflix ha fatto ancora centro. Ormai ogni prodotto confezionato dalla casa tv è quasi per certo sinonimo di elevata qualità. Stranger Things non fa eccezioni.
Uscito senza troppi clamori, ha subito incuriosito il pubblico seriofilo e, chi ha deciso di cominciare a guardare la serie si è ritrovato catapultato nella più autentica, per quanto ricostruita, realtà degli anni ’80.
Perfetta, forse meglio di come ce la ricordavamo. Pura, senza inquinamenti social, app e telefoni cellulari.

Stranger ThingsAbbiamo ritrovato tutto, dai riferimenti cinematografici (E.T., Goonies, Explorers, Incontri ravvicinati del terzo tipo) all’abbigliamento, alle bici da cross anni ’80, alle macchine fotografiche, ai giochi che molti trentenni di oggi amavano e ricordano con quella nostalgia tipica di un tempo che non c’è più (Dungeons & Dragons, walkie talkie).
Mentre Mike, Dustin, Lucas aiutati da El e, con non poca difficoltà, dai più grandi cercano di riportare Will dall’ “Upside Down” al mondo reale, ogni loro azione, dialogo o colpo di scena è musicalmente guidato e scandito da epiche canzoni che hanno fatto la storia degli anni ’80 e del decennio appena trascorso, i ‘70.

Le musiche originali della colonna sonora sono composte da Michael Stein e Kyle Dixon, ex membri di una band synth chiamata “Survive”. Stein e Dixon hanno scritto oltre tredici ore di musica originale per la prima stagione. I fratelli Duffer, geniali creatori della serie, spiegarono di aver deciso sin dall’inizio di usare musica elettronica e di aver testato l’idea producendo un finto trailer con scene estratte da 25 film classici, tra cui E.T., rimontate con musiche tratte da alcuni film di John Carpenter come The Fog e 1997: Fuga da New York.
Incoraggiati dal risultato scelsero di provare lo stesso trailer con i brani synth che avevano udito nel film The Guest: non molto tempo dopo contattorono Stein e Dixon e affidarono loro la colonna sonora. I due musicisti hano usato principalmente un sintetizzatore Prophet-6, ispirandosi allo stile di Carpenter e alle produzioni del gruppo tedesco “Tangerine Dream”.

Dell’intera colonna sonora, la canzone portante è una pietra miliare del punk: The ClashShould I Stay or Should I Go, brano che il fratello maggiore di Will, Jonathan, gli fa ascoltare prima del rapimento, in un pomeriggio di “iniziazione musicale” e che Will usa come strumento per comunicare con la famiglia.
Questo pezzo torna a più riprese durante gli otto episodi, portando con se’ quel velo di malinconia e speranza: Will è ancora vivo.


Già dal primo episodio è chiara l’intensità e la direzione musicale di Stranger Things: in successione troviamo The SeedsCan’t Seem to Make you Mine, Jefferson AirplaneShe Has Funny Cars e White Rabbit, TotoAfrica.
Indizi precisi su cosa ci aspetterà musicalmente nelle puntate successive. Infatti, mentre davanti agli occhi abbiamo la ricerca incessante di Will, i super poteri di El, l’amicizia quella più vera del trio Mike-Dustin-Lucas, lo sconforto ma anche la grande forza di volontà di Joyce, i loschi esperimenti portati avanti sotto copertura dalla Hawkins, le nostre orecchie vengono nutrite con punk, rock and roll, elettronica, indie.

The Bangles, Reagan Youth, Joy Division, Modern English, New Order, The Smiths, Echo & the Bunnymen.
Una piccola enciclopedia musicale assolutamente da recuperare o, per chi ancora non la conoscesse, decisamente da scoprire.

Potete ascoltare i brani della colonna sonora qua

 

Luisa Lenzi