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Strage di Lampedusa: i Nobraino e la satira

Il diritto di satira è qualcosa di indefinibile, dipende da chi la fa: ecco la storia dei Nobraino e della strage di Lampedusa

Finalmente, dopo giorni e giorni di spaesamento nei confronti dell’ultima, terribile tragedia nelle acque del sud Italia, abbiamo trovato le vittime sacrificali da immolare sull’altare del pensiero corretto: i Nobraino.

La band di Rimini si è resa protagonista, nella giornata di ieri, di un post fortemente ironico: condividendo un articolo del blog Diritti e Frontiere, uno dei membri ha commentato ‘Avviso ai pescatori: stanno abbondantemente pasturando il Canale di Sicilia, si prevede che quelle acque saranno molto pescose questa estate’.

Come sempre accade, i migliori e i peggiori del web si sono scatenati contro la band: vergogna, bastardi, musicisti di merda, addirittura Roy Paci ha annunciato che la loro esibizione al Primo Maggio di Taranto (di cui lui è organizzatore) è stata annullata così come, si prevede, tante altre date al Sud.

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Andare contro corrente a tutti i costi non è il mio forte ma questa volta voglio provarci. Il post dei Nobraino era chiaramente ironico e sfrontato proprio perché, in un’epoca di indifferenza pressoché totale nei confronti di qualunque cosa che vada oltre il proprio giardino, uno dei modi per veicolare un messaggio in modo dirompente è appunto l’ironia, anche quella più spietata. Per farvi capire, quando Berlusconi diceva di poter trovare la cura per il cancro in pochi mesi, quella non era ironia.

Però, oh , sti Nobraino sono proprio dei bastardi, l’avesse detta Baricco una cosa simile sarebbe stata tutta un’altra storia. Sì perché il problema ormai non è il messaggio ma l’enunciatore: i Nobraino sono un piccolo gruppo indipendente che fa riferimento ad una sottocultura, quella hipster, attaccata per la superficialità e l’evanescenza dei suoi riferimenti culturali, di conseguenza non hanno il diritto di mischiarsi con la cultura alta nazionalpopolare quella, per intendersi, rappresentata da personaggi come Maurizio Crozza.

Se quest’ultimo avesse ideato una scenetta in cui un pescatore si glorificava della pescosità del mare di Lampedusa, oggi non sapremmo di cosa parlare e le condivisioni dello sketch sarebbero alle stelle. Ma i Nobraino no, loro sono mediocri, non sono accettati dalla borghesia colta e nemmeno da quella meno colta che scimmiotta la prima, loro devono limitarsi a scrivere canzonette per hipster, a fare concerti con 400 persone e devono assolutamente evitare di occuparsi di ciò che accade nel nostro paese, lasciando questa incombenza a persone molto più preparate tipo Scanzi, Brunetta, Salvini, Celentano.

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In tutto questo i Nobraino hanno fatto l’unico errore di scusarsi, per voce del chitarrista, autore del post incriminato, che si occupa attivamente di protezione internazionale dei diritti umani dal 2009 e, assieme agli altri membri, dal 2011 collabora col progetto Boats4people (ma questo non interessa a nessuno, chiaramente). “Il mio imperdonabile errore – scrive – è di non essere stato retoricamente capace di indirizzare la sfrontatezza contro i reali responsabili del massacro: gli autori delle politiche migratorie europee”.

Purtroppo in mezzo alla lapidazione mediatica, le scuse resteranno un puntino sperso in mezzo agli insulti dei gentili utenti dei social: insomma, becchi e bastonati. Certo noi tutti vorremmo che i commenti, in questi casi, fossero un’esclusiva per anime brillanti come Erri De Luca (qui trovate la sua bellissima preghiera laica) e che la satira se ne stesse un attimo in disparte, ma la buona satira serve, tanto quanto l’approfondimento di un esperto, ad aprire finestre che pensavamo murate, anche a costo di creare scompiglio. Per me, il post dei Nobraino, scritto da un ragazzo che è anche un esperto della materia, fa parte di quest’ultimo gruppo ma a questo punto, visto che l’Italia è piena di censori, mi aspetto che venga istituita una commissione sulla satira per decidere chi può permettersi di parlare in simili occasioni: nomi e cognomi, così da stare sereni.

Vi ricordate quella cosa sulla libertà di satira di #jesuischarlie?

No? Appunto.

 

Michele Galardini