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Stefano Feltri: lauree umanistiche e linee editoriali

Le deduzioni del vice direttore de Il Fatto Quotidiano sull’inutilità delle lauree umanistiche

Sarà capitato di sicuro a qualcuno di voi, reo di aver intrapreso studi umanistici, di essere additato in modo sprezzante come un fannullone, buono solo a scaldare un banco in un’alula. Scienze delle merendine, è l’ironica fanta-facoltà dentro cui possiamo trovare: Media e Giornalismo, i vari Dams, Scienze della formazione, e in pratica tutti i corsi che vanno sotto Lettere e Filosofia. Il concetto è sempre quello: studiate cose intangibili, quindi siete fuori dal mondo.

Uno dei più acerrimi detrattori del pensiero, favorevoli invece a studi quantificabili e monetizzabili, è Stefano Feltri, vicedirettore de Il Fatto quotidiano, che pochi giorni fa, nell’articolo “Il conto salato degli studi umanistici”, ha dimostrato in poche semplici mosse come gli studi umanistici siano totalmente inutili ai fini lavorativi.

Stefano Feltri

Stefano Feltri

Vorrei analizzare tale disamina in due modi.

Per prima cosa vorrei consigliare a Feltri altri facili bersagli su cui sparare per riempire le pagine del suo giornale: i ragazzi brutti che non piacciono alle modelle, l’inutilità di rifare il letto ogni mattina se poi lo si disfa di sera, le bionde sono più stupide delle more. Fatti due calcoli e consultati autorevoli istituti, si può tranquillamente dimostrare che è inutile essere un ragazzo brutto perché tanto nel mercato delle modelle non avrai mai speranza; è inutile rifare il letto la mattina perché, nel 99% dei casi poi la sera va disfatto; è inutile parlare con le bionde perché, nel 78% dei casi, dicono cose meno intelligenti delle more o delle rosse.

Mi dilungo, caro Feltri, perché mi piace scrivere, aprire la mente, creare connessioni a volte astratte fra concetti, immagini per generare nuovi significati e proiezioni che vanno al di là della parola: lo so che non troverò mai lavoro e che non potrò infarcire il mio Cv con tali capacità, ma preferisco così.

Preferisco pensare che non tutto sia monetizzabile e dato, ora e sempre, preferisco ampliare la mia conoscenza del mondo senza trascorrere ogni secondo della mia esistenza a capire come sfruttarlo al massimo per arricchirmi. Si ricorda quella volta che ha visto un film e poi, curioso, ne ha discusso con un suo amico critico, uscendone arricchito e magari incazzato per non essere d’accordo con le sue conclusioni? Ecco quel critico probabilmente ha fatto studi umanistici e senza di lui lei sarebbe ancora lì a dire ‘quel film aveva delle sedie bellissime’.

Il secondo punto, invero più tecnico, riguarda la linea editoriale del giornale che co-dirige assieme a Marco Travaglio. Da quando ha pubblicato il succitato articolo le sono piovute addosso critiche da ogni parte d’Italia, a quel punto ha deciso di raddoppiare, pubblicando un altro articolo “Università, studiate quello che vi pare, ma poi sono fatti vostri”, che è praticamente un copia e incolla di quello precedente; a quel punto ha chiesto a Giuseppe Tipaldo, uno dei suoi blogger, di intervenire, col risultato che Tipaldo ha attaccato su quasi tutta la linea la sua posizione; a quel punto sono usciti altri due articoli, a firma di Marco Bella e Andrea Strozzi che hanno  ulteriormente confutato le sue conclusioni. Quando tutto sembrava finito è tornato lei, caro Feltri, con il terzo articolo in quattro giorni, “Università, gli studi belli ma inutili e l’ascensore sociale”, nel quale ha copia/incollato lo stesso pezzo presente nei due precedenti, aggiungendo altre motivazioni a suffragio dell’inutilità delle materie umanistiche.

Caro Feltri, mi spiega come si chiama questa linea editoriale che trasforma un giornale in un botta e risposta interno fra Vice-direttore, blogger, redattori, umarell capitati lì per caso? Se lei aveva un pensiero forte da esporre non doveva farsi traviare dall’opinione che è, per sua natura, mutevole, ma doveva andare avanti in virtù del suo ruolo. Cosa succederebbe se Repubblica, il Corriere, il Foglio, passassero le giornate a pubblicare le dispute interne alla redazione? Se in quattro giorni ha trovato il tempo di scrivere tre articoli sullo stesso argomento, pur copiando un gran parte il testo di volta in volta, vuol dire che ha tolto molto tempo al suo ruolo di vice-direttore. Le chiedo: ne è valsa la pena? Ma, soprattutto, lei che ha completato un percorso di studi in Economia e ora fa il giornalista, sarebbe in grado di scrivere un articolo come questo?

Michele Galardini