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Spostare casse di frutta: la nuova frontiera della didattica estiva

I vostri figli non sanno distinguere quando ‘da’ vuole l’accento? Mandateli a spostare casse di frutta, lo consiglia Poletti!

Fermatevi un attimo a pensare e cercate di rispondere a questa domanda: qual è il problema principale degli studenti italiani delle scuole primarie e secondarie?

Non hanno aule adatte? Devono portarsi i banchi da casa? Studiano su testi aggiornati agli anni ‘90 dove Internet è descritto come ‘un’innovativa scoperta’? Spesso si trovano davanti a insegnanti incapaci o, nel migliore dei casi, molto capaci ma estremamente scoraggiati da stipendi da fame? Fanno gite didattiche nei soliti 3 o 4 musei periferici tipo il Museo della Carta da Parati?

Assolutamente no, il problema degli studenti di oggi è che fanno troppe vacanze, almeno secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Mi scuso in anticipo per aver messo nella stessa frase le parole ‘studio’ e ‘lavoro’ e mi scuso doppiamente perché questo ossimoro lo troverete più volte nel corso dell’articolo.

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Cos’è successo? Il Ministro Poletti stava parlando a Firenze dei fondi europei e del futuro dei giovani quando, ad un certo punto, deve essere finito l’effetto delle medicine della mattina: quelle, per intendersi, che regolano la sua capacità di esprimere concetti condivisibili. Cito testualmente: “Un mese di vacanza va bene. Ma non c’è un obbligo di farne tre […] Non ci dobbiamo scandalizzare se per un mese durante l’estate i nostri giovani fanno un’esperienza formativa nel mondo del lavoro. Dobbiamo affrontare questa questione culturale ed educativa del rapporto dei ragazzi con il mondo del lavoro, e non spostarlo sempre più avanti”.

Cari genitori, avete un figlio che scrive ‘da’ (voce del verbo dare) senza l’accento e ‘so’ (voce del verbo sapere) con l’accento, che ogni giorno deve studiare dalle 3 alle 5 materie diverse, che non sa la data della marcia su Roma, che pensa che il Ligabue pittore sia lo stesso che ha scritto “Piccola stella senza cielo”? Mandatelo a lavorare d’estate! Così imparerà, come hanno fatto i figli del Poletti, a spostare le casse di frutta al mercato, a lavare le tazzine del caffè, a pulire il vomito con lo straccio, a fare fotocopie, a portare la pizza su di un scooter senza assicurazione né freni. Potrebbe addirittura diventare un grafico dell’Expo! (vedi foto sotto)

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Grande Poletti, avresti potuto consigliare di utilizzare quei tre mesi di vacanze per leggere un paio di libri in più, per fare una vacanza all’estero che non implicasse, esclusivamente, sbronzarsi ogni giorno, per praticare sport e invece no: meglio che i giovani vadano a lavorare così facciamo ripartire l’economia con un bel po’ di lavoro a nero e, già che ci siamo, gli insegniamo che non importa quale percorso di studi sceglieranno o quante ore staranno chini sui libri tanto, alla fine, si ritroveranno a spostare casse di frutta per qualche euro l’ora.

Nelle stesse ore del discorso di Poletti a Firenze, la Finlandia ha annunciato una rivoluzione assoluta nell’insegnamento basata sugli argomenti invece che sulle materie (qui l’articolo del Corriere della Sera) e che, stranamente, non prevede una diminuzione di ore di vacanza per gli studenti.  “I miei figli hanno lavorato d’estate e son cresciuti normali” ha detto Poletti.

Se non ci credete, andate al mercato della frutta a controllare di persona.

 

Michele Galardini