musica: recensioni

Sigha – Metabolism (Token Records, 2017)

Metabolism è proprio il titolo più adatto per una simile opera: è ciò che ha fatto Sigha, metabolizzando i generi che passano sotto il filtro della techno per produrre un disco che ha molte sfaccettature.

TOKEN70LP ArtworkJames Shaw, conosciuto come Sigha, torna con un nuovo album su Token.

Dopo aver pubblicato su etichette come Avian, adesso propone questo LP che mostra un attitudine ad arricchire il suo vocabolario piuttosto che renderlo scarno (si veda lo storico Purification Loops). Rimane sempre l’afflato ossessivo che, non a caso, è uno dei tratti caratteristici della techno, ma, come accade, invece di optare per l’ipnosi, tinge di nero la ripetizione stilando un elenco di rituali oscuri. Così avviene con Suffocate in cui droni intermittenti introducono la questione. Il beat infatti entra nel vivo col pezzo Down, una discesa techno in cui membrane alterate rimbalzano sugli intrecci di charleston e cassa. Riflessivo e con moti ascensionali il seguito Stabbing, un caldo arpeggio in terzine di synth che è spunto per un’elevazione ritmica che lo trasporta su un altro piano, una dimensione club/space (à la Matthew Johnson). Porcelain ritorna agli splendori del classico suono Sigha, ma si fa downtempo irregolare, il contraltare di Strobing, con un suono molto più vicino a Inigo Kennedy, appunto. Il glitch/ambient di Coming Apart o il viaggio interiore di Morning Star, sono parentesi che mostrano il gusto della giustapposizione di suoni da più immaginari (come si trovano droni e pad eterei, così si trovano suoni puramente elettronici, scatti, intermittenze, lievi distorsioni ritmiche) borderline, a cavallo tra Jan Jelinek e Dozzy.

Positive Mutilation è il pezzo più estremo in cui si alternano risciacqui di white noise e beat transeunti. Momento di alta techno è Black Massing dove si alternano microvariazioni di accenti e la cassa, sempre più profonda di tutto il resto degli strumenti – il tocco di Sigha -, procede spedita senza curarsi di quello che avviene intorno.

Metabolism è proprio il titolo più adatto per una simile opera: è ciò che ha fatto Sigha, metabolizzando i generi che passano sotto il filtro della techno per produrre un disco che ha molte sfaccettature. E queste verranno apprezzate proprio da coloro che hanno seguito il cammino di Sigha fin dagli inizi. Per tutti gli altri, beh, non c’è molto da dire: è la techno, bellezza, nelle sue forme più spurie ed estetizzanti.

Riccardo Gorone