Cinema

Seiichi Hishikawa e la transmedialità al Wa! Japan Film Festival

Incontro con Seiichi Hishikawa al Wa! Japan Film Festival | 08-11/05 Firenze – 12-15/05 Milano

Nel corso dell’ultima giornata fiorentina del Wa! Japan Film Festival, abbiamo incontrato Seiichi Hishikawa, un regista che lavora nel mondo della transmedialità. A questo proposito gli abbiamo fatto qualche domanda.

IMG_20140511_172111Esaminando il percorso della sua carriera, si vede come abbia attraverso diverse modalità produttive e tecniche di ripresa (dai videoclip al cinema). Come ha integrato queste diverse modalità lavorative?

Domanda difficile. La mia carriera è iniziata alla Sony, dove curavo la regia e il montaggio di video musicali. Poi mi sono spostato a New York dove ero un vero e proprio tecnico (facevo il cameraman e il montatore). Il mio percorso è iniziato dall’esperienza tecnica, negli anni ’90 poi ho iniziato ad usare nuovi strumenti grafici con cui mi sono avvicinato al mio attuale lavoro, più creativo. Ho 45 anni e ho vissuto il passaggio dalla pellicola al digitale e poi ad internet. Per la generazione precedente alla mia il cinema è la pellicola, mentre uno dei punti di forza della mia generazione è la capacità di giostrarsi tra generi diversi. Spaziare tra i vari campi non era un progetto: è capitato, perché ho sempre approfondito le cose interessanti che ho incontrato nel mio percorso.

La scheda di Suzu sul catalogo del festival è introdotta da un estratto della homepage di Drawing & Manual da cui si evince una difficoltà per definire un unico intento creativo. A cosa è dovuta questa difficoltà?

Abbiamo ripreso l’idea dell’Andy Warhol Factory di racchiudere l’arte, il design e l’architettura. Volevamo creare anche noi una sintesi di vari elementi per non limitarsi ad un solo mezzo creativo e sfruttare tutte le possibilità esistenti. Citando un celebre esempio, anche Leonardo da Vinci era sia un pittore che uno scienziato che un inventore e con l’aiuto delle nuove tecnologie diventa ancora più facile e produttivo sfruttare tutte le possibilità offerte per creare le proprie opere e questo è il nostro obiettivo.IMG_20140511_171343

Dalle sue produzioni si evince la volontà di voler unire il dato più tecnologico a quello manuale/artigianale. Anche nel suo spot premiato a Cannes, Xylophone, sono  presenti tecnologia e natura, legate da un elemento manuale e meccanico. Cosa ne pensa dei cosiddetti “artigiani tecnologici”?

Ogni processo creativo è un’unione di conoscenza e manualità, se ci si limitasse solo ad un campo, per esempio una persona isolata davanti al computer, non si riuscirebbe ad ottenere qualcosa di rilevante. Per ottenere qualcosa di valore si devono condividere le diverse conoscenze e abilità delle varie persone. Sicuramente sono molto interessato a questi nuovi artigiani tecnologici. Si può pensare alla tecnologia in due modi: da un lato come tecnica funzionale ad un risultato, dall’altro una concezione più moderna vede nei nuovi algoritmi creati, che non garantiscono un risultato certo, un fattore di avvicinamento alla creatività umana. In questo senso sono molto interessato.

Vede nel processoIMG_20140511_174248 tecnologico un progressivo appiattimento culturale globale o, al contrario, ne denota la possibilità di affermare le varie identità culturali?

Le due tendenze sono compresenti. Apprezzo la possibilità di dare delle regole comuni che superino i confini nazionali e che facilitino le comunicazioni; allo stesso tempo non credo sia possibile perdere le caratteristiche delle singole individualità. Ad oggi non saprei dire qual è la tendenza prevalente. Anche le diverse città italiane, pur essendo tutte italiane, mantengono le loro peculiarità.

Pensando al fenomeno dei crossover, di cui il Giappone è un precursore ma che è stato poi acquisito dai vari fandom mondiali. Questo potrebbe essere la conferma di una progressiva appropriazione di materiale esterno che viene rielaborato poi dalle singole identità culturali? Come si può coniugare con questo il concetto di arte autoriale?

Il crossover è la ricerca di creare qualcosa di nuovo fondendo cose diverse tra loro, credo che questa abilità appartenga al dna del popolo giapponese. Trovo che internet sia un momento di divisione generazionale; sarà un processo naturale che porterà all’insorgere di una produzione più diffusa e meno legata all’autorialità intesa in senso stretto.

Nella definizione di una sua creazione prevale il dato tecnico/tecnologico o quello artistico?

IMG_20140511_171417Non mi pongo il problema della distinzione di genere, anche se è necessario classificare i prodotti per facilitarne la comunicazione. Credo che sia un problema non tanto del creatore, quanto di chi deve gestire la diffusione del prodotto. Se prendiamo per esempio le proiezioni olografiche, ci si dovrebbe porre di fronte al problema di definirlo come opera cinematografica o teatrale, di cui si dovrebbe recuperare il senso di condivisione che il teatro porta con sé. Non è comunque una preoccupazione che appartiene all’artista: è più importante cercare di unire piuttosto che dividere.

Per concludere ecco una domanda apparentemente banale, ma dopo quanto emerso dalle sue parole potrebbe non essere così: quali sono i suoi prossimi  progetti?

Vorrei concentrarmi sul cibo, perché è un grande mezzo comunicativo e il senso del gusto è sempre stato bistrattato dalla creatività, sempre molto legata al fattore visivo. Ad esempio ogni pasto ha i suoi ritmi e una precisa successione di portate, così come un film ha dei ritmi propri: un’idea potrebbe essere quella di far combaciare i tempi del pasto con quelli del film. Non ho mai visto niente del genere, ma a pensarci bene, in Giappone abbiamo locali in cui, mentre veniamo serviti da geishe, assistiamo a spettacoli musicali e di danza. Si potrebbero esportare queste usanze verso nuove tecnologie.

Teresa Nannucci

Si ringraziano Giacomo Falaschi (multimedia) e Valerio Ricci (interprete).