rubriche: Il favoloso mondo di Italy

Sanremo: talmente brutto che devo vederlo dall’inizio alla fine

Il Festival di Sanremo fa talmente cagare, è così tanto trash che come minimo ora mi guardo tutte le puntate!

Che schifo Sanremo, che merda Sanremo, che trash Sanremo, che banalità Sanremo. Se non siete dei pensionati bonaccioni, dei teenager senza filtri o, semplicemente, se non vi siete ancora arresi al peggio, i commenti sopra riportati avranno fatto capolino nella vostra testa almeno una volta ogni tre secondi passati davanti alla tele, sintonizzati su Rai1.

Oppure, se anche se aveste voluto sottrarvi alla tremenda diretta, sarebbe bastato un salto su Facebook per leggere i post degli amici. Insomma Sanremo fa cagare, è invedibile, tutti a casa, ridatece Morandi, è talmente brutto che: ‘oh, ora mi metto lì e lo guardo dall’inizio alla fine!’.

La storia dello spettacolo vuole che un programma che non ha niente di buono da offrire venga, immancabilmente, cancellato e sostituito con un altro (vedi il paludoso mondo delle serie tv americane). Sanremo no: più si allontana dalla sua natura di festival della canzone italiana, invitando personaggi più che cantautori, accogliendo il peggio del peggio del trash a metà fra Isola dei Famosi, Forte Forte Forte e Masterchef, più lo share si impenna.

Ma chi sono quei beceri zoticoni, pizza birra e rutto libero che continuano a vedere Sanremo? Siamo noi! Ebbene sì amici, siamo noi, colti, intelligenti, culturalmente attivi, politicamente impegnati, che ogni sera consegniamo, ciascuno, il suo 0,001 % di share al Festival solo per guadagnarsi il diritto di parlarne male sui social.

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Giornalisti, hipster, pensatori, radical chic, persone di un certo livello (ah la tauromachia!) tutti a presentare in diretta su Facebook e Twitter la loro personale versione di Sanremo, naturalmente fatta di insulti più o meno volgari nei confronti di cantanti, canzoni, presentatori, Arisa e compagnia bella. Ed ecco che il festival targato Carlo Conti, il peggiore, il più insulso di sempre (almeno secondo i commenti) fa un 54,21 % di share nella finale con 11.843.000 telespettatori, superiore di 10 punti a quella del 2014 e pari rispetto alla stessa del 2013.

Cosa succede dunque? I pensionati hanno più televisori in casa? I giovani ascoltano solo tunz tunz e Il Volo e non conoscono Led Zeppelin, Deep Purple, Pink Floyd? La Rai trucca i dati? Tutti si aspettavano che Arisa mostrasse le tette?

Niente di tutto questo (forse l’ultima un pochino), semplicemente ci siamo abituati a seguire un programma solo ed esclusivamente per parlarne male. Nella nostra spasmodica ricerca di argomenti per avviare discussioni inconcludenti, aspettando con la bava alla bocca il commento del conoscente di turno da potere insultare, siamo aiutati da una nuova leva di opinionisti ai quali, nell’impossibilità di essere assunti nelle grandi testate, viene data la possibilità di aprirsi un blog collegato al giornale, dove scrivere (male) di tutto e di tutti.

Nei giorni del Festival le reti rivali, sapendo di non poter competere, hanno mandato in onda film cult come Trainspotting o L’esorcista quindi sappiate che, volendo, l’alternativa c’è, anche se difficilmente riceverete ‘mi piace’ o commenti sotto post tipo “certo Friedkin sta alla New Hollywood come Rivette alla Nouvelle Vague: a casa!”.

Se riuscite a smettere di fumare potete anche saltare un’edizione di Sanremo facendo, in alternativa, cose belle, che vi piacciono, senza per forza insultare Il Volo, Al Bano e Romina, Emma Marrone, tipo metter su un bel filmino, invitare gli amici a casa e sbronzarvi guardando le puntate di Pollon, sfondarvi all’X-box con Fifa 15 o, se siete proprio fighi, parlare di Hirst o di Paletti davanti ad un bicchiere di ottimo bourbon.

I Simpson insegnano: se davvero non volete che questi mostri esistano, basta non guardarli.

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Michele Galardini