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Paul Thomas Anderson

Un regista di culto per il cinema indie e osannato dalla critica, padre di meravigliose opere corali come “Magnolia”: Paul Thomas Anderson

Non è facile fare sette film (sei quelli conosciuti al grande pubblico) tutti e sette diventati pietre miliari del cinema moderno, cult indie per eccellenza. Questa settimana uscirà il suo ottavo lavoro Inherent Vice – Vizio di forma, tratto dal romanzo omonimo di Thomas Pynchon.
Avrete intuito che l’ospite di oggi è Paul Thomas Anderson, il geniale e bel regista di Magnolia, Il Petroliere, Boogie Nights, e The Master.

Paul Thomas AndersonNato il 26 giugno 1970 a Studio City in California, Paul è figlio dell’attore e presentatore Ernie Anderson conosciuto soprattutto a Cleveland per un horror show. Anderson è stato il primo della generazione di registi nata negli anni ’70 ad usare il videoregistratore sia per vedere film sia per montare i lavori che già girava da ragazzo.

Fu suo padre il primo possessore di videoregistratore del quartiere. Non ha mai studiato cinema in maniera accademica: l’enorme cultura, cosi come la tecnica maniacale, gli deriva dal fatto di avere guardato e “sezionato” migliaia di film.
Da sottolineare che per un breve periodo frequentò la NYU film school ma abbandonò quando il suo professore, il vincitore del Pulitzer David Mamet, gli mise una “C” ad un compito.

Già a 18 anni girava documentari e a 23 realizzò il suo primo corto, Coffee & Cigarettes. Nel 1996 sbarca al cinema con Sydney mentre l’anno dopo esplode con Boogie Nights, fino al successo soprattutto di critica, ottenuto con Magnolia del 1999. I suoi film, oltre ad essere stati candidati ad Oscar e premi vari, sono riconoscibili già dagli attori che li interpretano. Fin dall’inizio ha scelto come corali protagonisti John C. Reilly, il compianto Philip Seymour Hoffman, William H. Macy, Philip Baker Hall, Julianne Moore e ultimamente Joaquin Phoenix.

Paul Thomas Anderson "Il Petroliere"I personaggi di Anderson, che curiosamente nei film fumano solo Camel, vanno sempre alla ricerca di qualcosa di tangibile, sono spesso non convenzionali, ossessionati da qualcosa/qualcuno, insicuri ed estremamente soli. Malinconia e insicurezza che sfocia in forme di dipendenza di cui sono permeati i suoi film. Con Vizio di Forma Anderson voleva, per sua stessa ammissione: “tornare a realizzare un film corale perché negli ultimi film avevo utilizzato pochi attori. Soprattutto, avevo voglia di lavorare con le donne”. E unire all’immagine la musica, altro elemento importante nel suo cinema.

Inherent ViceGrandissimo fan di Adam Sandler, “usato” come protagonista di Ubriaco d’amore, è appassionato di baseball: tifa sia Dodgers che Red Sox, la squadra del padre. Amico di Quentin Tarantino, è stato il ragazzo di Fiona Apple (negli anni ’90 erano la coppia hipster per eccellenza) cantante indie americana e dal 2001 è fidanzato con ‘attrice Maya Rudolph (American Life) che l’ha reso padre di 4 figli. Il suo film preferito in assoluto è Quinto Potere ma ha pianto guardando Jackie Brown.
Non ricorda quasi mai la trama dei film perchè l’importante è come i film lo fanno sentire, le emozioni che trasmettono: “I remember how they make me feel and I remember emotions and I remember visual things that I’ve seen, but my brain can never connect the dots of how things go together”.
Noi intanto attendiamo impazienti Inherent Vice, candidato agli Oscar 2015 come miglior sceneggiatura originale.

Potete gustarvelo in una recente intervista al magazine Vice, dove parla proprio della sua ultima fatica:

Luisa Lenzi