Cinema

“Mommy”: la rivoluzione cinematografica di Xavier Dolan

“Mommy” di Xavier Dolan visto a “Cannes a Firenze”

Cannes a Firenze 2014

 

Una donna vedova e allo sbando si ritrova a fare i conti con il figlio adolescente affetto da sindrome di iperattività. Tra i due si insinua Kyla, la timida e balbuziente vicina di casa che instaura un legame intimo e affettivo con madre e figlio.

Che Xavier Dolan avesse talento da vendere ce n’eravamo già accorti con i primi film da lui diretti a soli vent’anni. Che questo talento avesse trovato conferma in Tom à la ferme, il dramma esistenziale presentato al Lido nel 2013, era chiaro a tutti. Ma che con Mommy, quinto film del regista franco-canadese, l’asticella del suo cinema si fosse ulteriormente alzata fino a raggiungere vette inaspettate per un regista così giovane, beh, questa è un’assoluta sorpresa.

Sorprende, dicevamo, ma al tempo stesso ammalia e incanta la maturità con la quale Dolan riesce a costruire l’evoluzione di un rapporto tormentato, disturbante e, talvolta, violento tra Diane, la madre, e Steve, il figlio. Un rapporto che, però, sotto uno strato di pura follia, racchiude amore e protezione e che si completa con l’arrivo nelle loro vite di Kyla. La vicina sogna una vita diversa e troverà in Diane e Steve un riscatto sociale per via di una vita che l’ha messa troppe volte ai margini, quei margini stretti nel quale Dolan imprigiona i suoi personaggi nel formato “da cellulare”.

È l’espediente più geniale e riuscito dell’intero film. Non c’è posto per più di un personaggio all’interno dell’inquadratura. La vita sta stretta a Diane, Steve e Kyla, li opprime fino a farli soffocare fin quando il giovane iperattivo, sulle note di Wonderwall degli Oasis, spalancherà con le proprie mani lo schermo, consentendo alla loro vita di risvegliarsi dal torpore nel quale era caduta e al pubblico di tornare a respirare. Questo particolare tipo di inquadratura obbliga chi segue il film a concentrarsi esclusivamente sulle espressioni e sui corpi dei protagonisti e solo al termine delle oltre due ore di pellicola si scopre il motivo reale dell’utilizzo di questo formato, e quando diventa evidente non possiamo che alzarci in piedi e applaudire alla genialità del regista.

Il cinema di Dolan è vitale, coraggioso, pieno di energia, rivoluzionario. Sì, rivoluzionario, perché con i suoi lungometraggi e ancor di più con Mommy si accantona definitivamente la nozione di spettatore passivo. Il pregio più grande di Dolan è quello di riuscire a farci sentire parte integrante del film, soffrendo e gioendo con i protagonisti, non a comando, ma in una maniera del tutto naturale. È un ragazzo che osa, che va al di là della mera sperimentazione cinematografica. Dolan ha capito che i tempi (moderni) corrono ad inesorabile velocità e che il cinema deve riuscire a tenere il passo. La cinematografia contemporanea sta subendo una rivoluzione e quella rivoluzione ha un nome preciso: Xavier Dolan.