musica: recensioni

Membranes – Inner Space/Outer Space (Louder Than War Records, 2016)

I Membranes sono stati (e di conseguenza lo sono tutt’ora) fenomeni di culto dell’underground (anche un gradino più su dell’underground)

ltw017_frontI Membranes sono stati (e di conseguenza lo sono tutt’ora) fenomeni di culto dell’underground (anche un gradino più su dell’underground). Tra i loro dischi, uno in particolare: Dark Matter/Dark Energy definito la summa del loro eclettismo e delle loro influenze (in parallelo troviamo artisti come Third Eye Foundation, P.I.L. , Godflesh), ha una storia tutta particolare, che si concentra su temi meta-fisici (la materia oscura, il bosone di Higgs, temi complessi legati ad ulteriori complessità, come la vita e la morte, il tempo, la caducità). CERN a parte, la musica dei quattro sparava i loro dilemmi e i loro affreschi come una vampata di calore: lo stupore scientifico, il silenzio della riflessione, la furia della natura nascosta delle cose.

Tutto questo era Dark Matter/Dark Energy e oggi, a questo disco, viene reso omaggio con una serie di remix ad opera di ospiti di un certo calibro (Mark Lanegan, James Dean Bradfield, Godflesh, Clint Mansell, Alexander Hacke, Youth – dai Killing Joke -, Carter Tutti, The Reverend and The Makers, per dirne alcuni) , ognuno dei quali, pur dando la propria impronta, riesce a ricreare l’atmosfera lo-fi del post-punk che furono i Membranes (una creatura non allineata ai canoni di un’epoca, e va bene così).

E proprio con l’inizio di The Universe Explodes Into A Billion Photons Of Pure White Light, al fulmicotone, una progressione ascendente a mezza via tra prog e hard rock, e il testo che situa l’esistenza umana tra fisica, ignoto e rabbia (nella versione di Bradfield che in quella di Mansell, il buio e la luce, interpretano in due modi completamente diversi l’attesa e il dubbio). Dark Energy’ di Mark Lanegan è un elogio del lo fi, del canto atonale, della prosa crepuscolare; Do The Supernova di Philip Boa è l’estrema conseguenza del sound industrial tra Ministry e appunto, un certo periodo dei Killing Joke. Ma i capitoli sono molti (21st Century Man,  Space Junk, The Breathing Song) che a questo punto possiamo solo dire essere le mille sfaccettature di diamanti da cui, se passasse la luce nel mezzo, potreste vedere che viene indirizzata in tante direzioni quante sono le facce che la veicolano. Signori, questa è tutt’ora l’eredità dei Membranes.

Riccardo Gorone