rubriche: La Pornoguida di Bill Linds

Masturbarsi con Valentina Nappi. Analisi dei film.

Terzo numero de “La pornoguida di Bill Linds” dedicato all’opera di Valentina Nappi.

PORN ALERT!

A cosa serve il porno? “A masturbarsi!” risponde candidamente Valentina Nappi intervistata da Enrico Lucci. Eppure questo suo candore non fa che riconfermare lo statuto ontologico del genere. Il porno – body genre per antonomasia – si presta, anzitutto, al consumo fisiologico. Oppure, detto meglio, vende per suscitare erezioni prima che speculazioni.
Peccato che la ragione principale del successo mediatico della Nappi riguardi, paradossalmente, un brand che sfrutta competenze relative ad un mondo altro dalla pornografia. Valentina Nappi pornostar erudita, Valentina Nappi pornostar filosofa, Valentina Nappi contestatrice, Valentina Nappi che polemizza con Diego Fusaro. E’ chiaro, il porno è solo un’inferenza superficiale che attira perché contrastante con lo stereotipo austero del personaggio colto.
Ma come lavora Valentina Nappi? Quali sono le sue qualità di porno attrice? Che genere – leggi categoria – predilige? Come riesce ad indurre erezioni?
Il suo film d’esordio, Rocco’s Bitches Uniform, è una produzione Evil Angel diretta da Rocco Siffredi e interpretata da un cast di professioniste del calibro di Roxxy Rush, Leony April, Mira Sunset. Si tratta di un narrative feature movie (ovvero di un porno finzionale) in cui la Nappi interpreta il ruolo di una provocante poliziotta che interviene salvando proprio Mira Sunset dall’essere stuprata da un gruppo di muratori stranieri. Difendendola, si offre al team; o, per meglio dire, offre il voluminoso sedere. Ed è dunque nell’ambito delle categorie gang bang, anal e big ass che l’attrice muove i primi passi. Nel prodotto in esame è soprattutto l’anale a manifestarsi quale genere sovrastante, evidenziandosi nell’esclusione delle pratiche sessuali più comuni. In altri termini, il personaggio del film vuole prenderlo solo nel didietro, rifiutando – addirittura – le incursioni sporadiche nell’orifizio vaginale. Tutto ciò suscita un certo interesse vista la sostanziale classicità della trama: introduzione, presentazione del protagonista, sesso orale, penetrazione, money shot. È curioso notare come la consequenzialità narrativa non venga determinata tanto dai sexual numbers (limitati) ma dalle posizioni: il sesso anale non acquisisce la funzione di innalzamento della tensione climatica (come step succesivo al rapporto vaginale) ma diviene parte sostanziale della penetrazione. Valentina Nappi qui risulta efficace nello sfruttare l’immagine di donna che non solo si concede al piacere un po’ proibito del rapporto anale (oltre che multiplo), ma lo pretende come unica occasione di piacere.
Eppure tali capacità non sempre vengono sfruttate al meglio. Il rapporto con il genere gonzo (privo di elementi finzionali) manifesta una certa conformità al canone. In Italian Slut Valentina Nappi l’attrice si presenta, ride, scherza per poi passare all’azione: blowjob, penetrazione, money shot. Niente anali, niente riferimenti alle dimensione del fondoschiena. Tutto nella più piatta medietà. Nondimeno qualche abilità emerge: scioltezza nella performance, autoironia e tendenza a lasciar trasparire un certo piacere. In  Italian Big Booty Valentina Nappi Gets Fucked, invece la categoria del big ass torna predominante: la presentazione, com’è ovvio, consiste interamente nell’esibizione delle natiche, tuttavia la dimensione narrativa lascia in sospeso l’utilizzo del relativo orifizio. Qualche primo piano all’elemento pubblicizzato dal titolo, ma una gran delusione a chi si aspettava scene illuminanti. C’è poi Italian Girl Sucks Dick and Anal in cui la dimensione feticistica prende il sopravvento: dall’asslicking al blowjob, una piccola parentesi vaginale per poi  soffermarsi sul beneamato big butt.
Ma è davvero impossibile analizzare l’intera sterminata videografia di Valentina, vista l’enorme varietà qualitativa dovuta ad evidenti ragioni produttive. Emergono, tuttavia, alcune peculiarità stilistiche fondamentali: lo sfruttamento della nuova categoria del PAWG (acronimo di Perfect Ass White Girl), l’esotismo (l’italianità in USA attira sempre) e la tendenza ad apparire spigliati.
Sarebbe interessante se la Nappi uscisse dall’impasse dell’attorialità pura e sfruttasse la fama in ambito extrapornografico giocando la carta della regia. Potrebbe essere la svolta.
Per chi avesse fretta, come sempre, qui una valida summa delle perfomance.

William Linds

carnagenews-valentinanappi
  • Lancio Trentafranche

    ottimo articolo!
    Grazie Bill per l’occhio tecnico con cui ci mostri come cose che tutti conosciamo possono sempre offrire nuovi spunti.

    un Abbraccio

    • Bill Linds

      Grazie di cuore! Un abbraccio