musica: recensioni

Mary Lattimore – Collected Pieces (Ghostly International, 2017)

Questo ultimo lavoro è come “una scatola riempita di 12 anni di ricordi, di vissuto di bellezza e tristezza, luce e tenebra”.

GI-295_frontIo non so voi, ma mi capita spesso di chiedermi come un artista arriva ad un certo punto facendo maturare la propria sperimentazione così tanto da farne un genere. I generi, come si sa, nascono dalle sperimentazioni di genere e difatti non mi stancherò mai di dire che non esistono cose nuove, bensì nuovi modi di leggere ciò che già c’è, ricombinandolo, reinterpretandolo, facendolo nuovo nuovamente, appunto. Nel caso di Mary Lattimore, arpista rodata che ha diviso palchi con Steve Gunn, Kurt Vile, Thurston Moore ecc ora si trova di fronte al suo terzo album (per la prima volta su Ghostly International) Collected Pieces. Degno di nota quindi questa prova che è resa originale anche dall’etichetta per cui esce, che si dedica ai suoni e alle influenze più disparate, ma sempre con un certo sguardo – e non è casuale che questa uscita, oltre che digitalmente, esca su cassetta. Come dice il titolo, questa è una collezione di pezzi composti e registrati, improvvisati, processati durante le fermate del tour della Lattimore per l’America.
Questo ultimo lavoro è come “una scatola riempita di 12 anni di ricordi, di vissuto di bellezza e tristezza, luce e tenebra”. La sua fedele compagna, l’arpa a 47 corde Lyon & Healy arricchita di effetti e interventi elettronici, distribuisce la sua luce subito con la traccia Wawa By The Ocean, ma la luce si manifesta in tutta la sua brillantezza con il pezzo altamente introspettivo We Just Found Out She Died, che è dedicata all’attrice di Twin Peaks Margaret Lanterman, conosciuta come la figura profetica della donna del ceppo che morì poco dopo che tenne un discorso alla biblioteca di Philadelphia a cui Mary aveva assistito).
E’ solamente guardando indietro che si capisce quanto le cose che mi circondano siano caduche, anche se 12 anni sono davvero molto lunghi”, sostiene la Lattimore, “le canzoni erano davvero speciali per ma, e riunendole come delle odi alla memoria di un hotel che prende fuoco, compagni del liceo che ora sono vecchi, o un negozio Wawa sulla costa del Jersey che adesso sento molto lontano”.
 Quando sono i ricordi stessi ad apparire, la loro nuova rappresentazione va oltre la forma, custodita in un grappolo di indeterminatezza che è la cifra estetica ma non stilistica, in cui i dettagli invece emergono in un continuo dialogo tra ricordo ed oblio; tra il fatto crudo e la sua elaborazione. La Lattimore sa suonare, certamente, ma anche ricordare.

Riccardo Gorone