musica: recensioni

Martin Rev – Demolition 9 (Atlas Réalisations, 2017)

Il nostro Rev è libero, indossa la sua palta vintage con grande stile, fuori dagli schemi ma non démodé

MARTIN REVMartin Rev, conosciuto per il suo grande contributo al disagio del mondo occidentale con un duo che ha fatto degli incubi, la stessa sostanza del reale, ritorna alle sue origini con elementi pauperistici – che va ben oltre l’indigenza, poiché il termine pauperistico ha origini antiche, che si confa ad un contesto propriamente ecclesiastico. Senza dover scavare nelle radici bibliche e ci basti ricordare la biblia pauperum che ragionava per simboli, ci basti capire che questo Demolition 9 è un viaggio nel gorgo del peccato, del riscatto, di una beatitudine spastica che trasfigura attraverso i vecchi synth di Rev in cori gregoriani svampiti, artificiali, in organetti aciduli e in deflagrazioni repentine.

Quale potesse essere il suo progetto, oltre che reso esplicito dal titolo, lo è anche perché immaginato in copertina: un pentagramma che si sfalda e le note che esplodono come macchie d’inchiostro senza più definizione alcuna. Ed è proprio la dimensione religiosa che penetra dentro la distruzione, che li collega, che fa dell’uno, l’altro: distruzione/rapporto/religione-linguaggio. Movimento esageratamente intellettualistico? E’ forse travisare il senso di Demolition 9? Può darsi, ma non siamo qui per travisare, poiché il disco è una continua allusione, un continuo scambio di sensi, fino alla perdita di questi. Ci basti pensare a tracce come Blayboy, Toi, Dies Irae, Requiem, Te Amo, Salve Dominus, Vision Of Mari, Salvame, Venitas, Pieta, e così via, in questo esperanto della fine dei tempi che probabilmente la redenzione non la cerca, e che molto probabilmente non cerca neanche la dimensione peccatorum.

Il nostro Rev è libero, indossa la sua palta vintage con grande stile, fuori dagli schemi ma non démodé. 34 istantanee che compongono il disco oscillano da disordini percussivi a reverie “neoclassiche” che sono, come dice lo stesso titolare dell’etichetta Craig Leon, un viatico necessario per comprendere la pratica artista di questo musicista unico.

Riccardo Gorone