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Luigi Brugnaro: lo sterminatore di gender

Luigi Brugnaro, neo sindaco di Venezia, ha deciso di bandire 49 libri dalle scuole d’infanzia per contrastare l’ideologia gender. Tutto cominciò una sera, a casa, davanti alla tv.

Una sera Luigi Brugnaro, prossimo a diventare sindaco di Venezia con l’appoggio di Lega e FdI, guardando la tele si imbattè nel primo episodio della trilogia de Il signore degli anelli. “Cavolo – pensò – finalmente posso vedere il film di cui tutti parlano”. Dopo una bella introduzione e l’incontro con i componenti della compagnia dell’anello, Brugnaro iniziò a pensare che ci fosse qualcosa di strano nel rapporto fra quei due nani, Frodo e Samvise, per come si guardavano, per la devozione con cui il secondo serviva il padroncino e per quel misterioso anello. Finito il film Brugnaro era perplesso e, dopo una rapida ricerca su Wikipedia, scoprì anche che la storia si componeva di altri due episodi. La notte tuonava e balenava nella fredda Venezia di dicembre e così Brugnaro, solo nella sua casa, decise di fare after scaricando Le due torri e Il ritorno del re da Torrent.

Sam_frodo

Quando il primo sole fece capolino dalla Giudecca, con una bottiglia di Porto a fargli da compagna, il buon Brugnaro sbarrò gli occhi davanti allo specchio del bagno e urlò: “Samvise sei un frocio!!”.

Con questo incubo ricorrente a tormentarlo nelle notti della campagna elettorale, il buon Brugnaro decise che, una volta diventato sindaco, avrebbe impedito che i piccoli veneziani crescessero leggendo storie come quella turpe avventura omosessuale chiamata Il signore degli anelli. Detto fatto. Brugnaro diventò primo cittadino e, come prima cosa, stilò una lista di 49 titoli di libri per l’infanzia da bandire nelle scuole.

Piccolo blu e piccolo giallo di L. Lionni (Babalibri, 1999) storia di due colori amici che, giocando insieme, finiscono per mischiarsi uno con l’altro e diventare verdi, bandito; Ernest e Celestine, di V. Gabrielle, storia di un orso e di una topolina che vivono insieme volendosi molto bene, bandito; Guizzino di L. Lionni (Babalibri, 2006), bandito; Se io fossi te di R. Hamilton e B. Cole (Il Castoro, 2009), bandito, e così via.

Qualcuno provò a dire al buon Brugnaro che questi, in realtà, non erano inni alla teoria del gender bensì capolavori universali della letteratura per l’infanzia ma lui, deciso come non mai, andò avanti con la censura e quando, da uno, diventarono cento e poi mille i cittadini contrari alla manovra, Brugnaro li zittì tutti dicendo “Ci dev’essere proprio una bella economia fiorente dietro la teoria del #gender. Evidentemente molti interessi sui bambini. Faremo chiarezza”. Nessuno ebbe più il coraggio di protestare.

Da quel momento e per centinaia di anni, a Venezia non nacque un solo bambino gay o una sola bambina lesbica e nessuno, una volta cresciuto, decise di cambiare sesso o lo pensò anche lontanamente. Oggi, 7 luglio 2070, Venezia ospita il raduno mondiale delle famiglie normali, dove padri divorziati possono scendere in piazza con le nuove compagne e i figli avuti dai due matrimoni precedenti per festeggiare la storica conquista del cavalier Brugnaro che, da solo, sconfisse il Gender.

Ogni anno il punto culminante della manifestazione si ha intorno alle 18 in piazza San Marco dove i fedeli accompagnano i propri figli, tutti futuri macho o donne di casa, alla statua smaltata d’oro di Brugnaro, vestito da Gandalf il Bianco, alla cui base si può leggere il motto ‘Fuggite, finocchi!”.

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Michele Galardini