Cinema

“Loving” di Jeff Nichols – L’antiretorica dell’impegno

È un esercizio mai sterile, né fine a se stesso, di narrazione piana, dimessa, l’equivalente cinematografico di una ballad chitarra e voce, sussurata.

Loving inizia con il primo piano di Mildred che rivela al suo uomo, Richard, di essere incinta e prosegue con un’inquadratura analoga del volto di Richard. Quest’attenzione ai volti, che non si fa mai voyeurismo, rimane costante per tutto il film, come se  l’umanista Jeff Nichols, tra i più classici e talentuosi dei registi statunitensi contemporanei, volesse chiarire sin dal principio che ciò che conta in Loving sono i sentimenti dei protagonisti.

Finora Nichols non ha sbagliato un film, tutti e cinque interpretati, in ruoli di maggiore o minore peso, dall’ottimo Michael Shannon, che in Loving è Grey Villett, il fotografo di Life Magazine, fondamentale delegato diegetico dello sguardo intimo che il regista rivolge ai protagonisti. In tutti i suoi film Nichols manifesta un amore per i propri personaggi che ha del commovente. Eppure non sempre è facile identificarsi con loro (di sicuro non lo è nel violento esordio di Nichols, Shotgun Stories, del 2007).

In un film che si intitola, con un gioco di parole, Loving, l’amore non può che essere centrale. La vicenda, realmente accaduta negli anni kennediani, dei coniugi Loving, lui bianco, lei con antenati neri e nativi americani, e della loro lotta mite contro l’illegalità dei matrimoni interrazziali, nelle mani di un altro regista avrebbe generato il solito film retorico di impegno civile, noioso e anonimo. Invece, non solo è un film di una malinconia virile eastwoodiana, ma tante altre cose insieme.

È un esercizio mai sterile, né fine a se stesso, di narrazione piana, dimessa, l’equivalente cinematografico di una ballad chitarra e voce, sussurata. Quando si concedono un momento di intimità, Mildred e Richard ci chiudono fuori dalla stanza, pudicamente. I piccoli gesti, nel film, contano più delle parole. Come la mano che Richard appoggia sul finestrino, per un secondo, mentre Mildred si allontana in auto per dare alla luce il primo figlio.

Anche nel montaggio alternato dell’incidente subito da Donald, il figlio della coppia, e del lavoro di Richard in cantiere, la regia di Nichols non spettacolarizza, non enfatizza, tiene a distanza gli eccessi melodrammatici. Un vero esempio di coerenza stilistica, pulizia dello sguardo, etica del racconto.

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È la dimostrazione della sapienza di Nichols nelle scelte musicali. Sull’ultimo numero dei Cahiers du cinéma, Joachim Lepastier fa notare come la musica di David Wingo dia un grande contributo alla quieta empatia dei film di Nichols, instaurando un legame organico con le vibrazioni del paesaggio. Per un film ambientato nel passato come Loving, la colonna sonora orchestrale è quasi d’obbligo, ma non è mai invadente, né sottovaluta la maturità dello spettatore, indicandogli come reagire alle immagini, o cosa esse significhino.

È uno studio sul rapporto conflittuale tra l’uomo e lo spazio abitato. Agli spazi sconfinati del sud degli Stati Uniti corrisponde, solitamente, nei film di Nichols, un orizzonte esistenziale ristretto per i personaggi, individui di origini umili, dalla vita difficile, sempre in cerca di un rifugio dai problemi. La storia dei Loving ha un lieto fine, ma il nucleo emotivo del film è il vissuto di sradicamento dagli affetti e dalla propria terra che i due condividono, la sensazione costante di non sentirsi a casa, né a Washington né in Virginia, né in città né in campagna, il vivere la relazione coniugale nell’ombra della clandestinità.

È una riflessione sulla debolezza delle figure maschili tradizionali. Come nei film precedenti di Nichols, l’uomo, almeno in parte ancorato a una mentalità all’antica, chiusa, dimostra tutta la sua fragilità e senza le armi si sente perduto. Se nel capolavoro del regista, lo spielberghiano Midnight Special, in un’inversione di ruoli, il bambino sembra il padre dell’uomo, in Loving Richard s’illumina solo quando è oggetto dello sguardo di Mildred, la figura più intraprendente e solida tra i due. È lei a scrivere a Bob Kennedy, ad approvare subito la strategia degli avvocati. Richard, invece, è confuso, timido, spaesato, poco consapevole di poter diventare un simbolo della lotta per i diritti civili. Quando, ubriaco, balbetta, rivolgendosi alla moglie, “I can take care of you”, in realtà confessa tutta la sua impotenza.

Richard morirà in un incidente pochi anni dopo la vittoria in tribunale. Mildred, intervistata, lo ricorderà così: “I miss him, he took care of me”.