Musica

Live Report: Zombie Zombie @ Tender Club – 15 aprile 2017 Firenze

Zombie Zombie sono un di quelle band che ti affascinano e ti coinvolgono con la loro tecnica old school: il trucco c’è ma non si vede, niente computer, tutte macchinette e mammatroni vari sincronizzati in modo da potersi muovere in blocco, uniti a testuggine nei loro deliri formali

IMG-20170416-WA0001Era il 2012 quando il duo francese elettropop Zombie Zombie pubblicava l’LP Rituels D’Un Nouveau Monde le cui sonorità si confondevano tra klezmer, downtempo, ambient, krautrock, elettronica. Già reduci dall’esperienza carpenteriana, l’album mostrava le varie capacità del gruppo capaci di immergersi nelle oscurità e capaci di ascendere verso lidi luminosi in cui l’inventiva dei synth si accompagnava alle frenesie percussive. Insomma, gli Zombie Zombie, sbarcano a Firenze e con una nuova formazione: non sono più un duo, bensì un trio. Non ci sono più solo gli storici Etienne Jaumet ai synth e Cosmic Neman, ma si aggiunge un terzo jolly che tra percussioni e modulari da man forte all’accatastarsi dei wall of sound.

ZZ-TRIO-2016-300x200Dopo un po’ di incertezza tecnica sull’uscita del suono dei synth (avevano viaggiato col loro furgone e quindi si erano portati tutta la strumentazione da studio, cosa che probabilmente non sarebbe avvenuta con i viaggi in aereo) il concerto decolla e, oltre ai pezzi del loro nuovo album, hanno deliziato il pubblico con tormentoni quali Rocket #9 e Black Paradise. Jaumet imbraccia il sax e vola sulle basi e sui ritmi ossessivi dei batteristi in stereo che in un costante dialogo, alternavano fenomeni glitch, staticità kraut e incedere psychedelic.
Il locale non era affollato ma l’atmosfera era calda e nel contempo familiare. Zombie Zombie sono un di quelle band che ti affascinano e ti coinvolgono con la loro tecnica old school: il trucco c’è ma non si vede, niente computer, tutte macchinette e mammatroni vari sincronizzati in modo da potersi muovere in blocco, uniti a testuggine nei loro deliri formali. La loro ricerca (che coinvolge appunto Carpenter o Sun Ra) è stata maturata in tempi non sospetti ed ha intaccato permanentemente il loro DNA. La loro impronta horror ha un sapore vintage ma al passo coi tempi, poiché si definisce classico ciò che è sempre nuovo nonostante i cambi generazionali.
Riccardo Gorone