Musica

Live Report: Valerio Tricoli @ Sala Vanni (17 febbraio 2017, Firenze)

Live report di Valerio Tricoli in Sala Vanni per la rassegna di musica elettronica sperimentale Hand Signed

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Non succedono spesso, e quando avvengono hanno sapore di clandestino, di cosa per pochi, di avventori curiosamente curiosi e di addetti ai lavori. E forse c’è anche un motivo. Mi riferisco a concerti come quello organizzato in Sala Vanni in un cartellone di tutto rispetto come quello dell’Hand Signed, il live di Valerio Tricoli, consacrato e affermato dalla PAN, il musicista palermitano, era una delle personalità degne di nota nell’elettronica europea. Anche se “elettronica” non sarebbe forse il termine più adatto, sapendo bene che il Nostro opera con nastri (il suo armamentario in larghissima parte è costituito da un robusto magnetofono su cui girano i nastri allungati da due aste del microfono, ampliando la lunghezza del nastro su cui operare e da un immenso archivio di suoni – il suo computer ), siamo consci di una scelta che segue un’altra svolta rispetto al progresso elettronico – sia chiaro che non voglio parlare di progresso in un caso e di regresso nell’altro, nel campo del “magnetico”, del “meccanico”; queste sono mere definizioni che si riferiscono alla poetica, alla tecnica, ma l’estetica è sempre prima o dopo, mai lì dove la poesia si manifesta. Il suo live è denso quanto le sue produzioni (dalla sotterranea Miseri Lares, alla superficie traforata di Clonic Earth): volteggiano droni, presenze, fantasmi, carillon, in una narrazione (termine che in certi casi si deve prendere con le pinze, ma che qui sembra farsi giusta: l’andamento a spirale della musica di Tricoli è nella tecnica, poiché l’ascolto è spesso orizzontale, caratteristica della musica) di fuochi fatui.

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Ecco la parola “narrazione”, come di cui sopra, non poteva invece essere associata al duo che precedeva Tricoli (trattasi del duo Heith + Giulio Nocera) che, oltreché avere visivamente lo stesso set di Tricoli (ovvero magnetofono, nastro allungato con la solita modalità) che non faceva che insospettire, si è concesso davvero troppo tempo sul palco (o hanno concesso troppo tempo). La conseguenza è stata che, tutti hanno goduto della bella performance del Nostro, ma è stato un godimento mutilato per scelte artistiche forse troppo azzardate, troppo estreme, che però non dovrebbero portare ad interrogativi come il perché serate “troppo” impegnative non riescano a decollare.
La musica si muove dappertutto, e alcuni buoni samaritani le aprono le porte, la accolgono, la fanno accomodare come si può e poi può rimettersi in cammino.

Riccardo Gorone