Musica

Live report: Rain Text e Andrea Belfi @ Sala Vanni 07/04/2017

Live report: Rain Text e Andrea Belfi @ Sala Vanni 07/04/2017

 

Ecco, quella a cui abbiamo assistito al penultimo appuntamento della rassegna Hand Signed potrebbe essere definita come la diversa declinazione di due flussi sonori. Da una parte assistiamo l’invisibile magia dei Rain Text che hanno saputo dare forma al loro bestiario sonoro che in maniera proteiforme presentava textures diverse (pad impazziti, carillon rotti, pulsazioni e battiti) senza mai disdegnare uno degli elementi a cui personalmente continuo ad essere molto legato: l’armonia, rendere suonabile il rumore, possibilmente melodico, musicale, se così può avere un senso definire qualcosa con l’utilizzo del termine stesso che lo definisce. Eppure, la loro “etica” sonora ha giocato nobilmente, senza scartare gli elementi che, coloro che ricercano, disdegnano come “troppo musicale”, anzi, la loro architettura sintetica ha reso possibili fraseggi e visioni che poco spesso si sentono in questo tipo di musica contemporanea.

Contrapposta all’invisibilità strumentale del duo, la performance di Andrea Belfi con batteria, controller/pad e nord modular. Il suo set di gong che apre il concerto, i suoi decolli di modulari seguiti dall’incedere della batteria. Unione di analogico e digitale, si confondevano i rumori (le spazzole sulle membrane, il calore delle onde che vorticavano), si intrecciavano i ritmi, in una piramide acustica che lasciava sospesi “nel vuoto”, citando il suo lavoro Natura Morta.
Ancora molto poco si parla di questo artista, la cui capacità di mutare pelle (si veda negli Hobocombo, nei BBS, per esempio, con Dave Grubbs) lascia spiazzati. Con la sua impostazione jazz è capace di far parlare il suo set di percussioni e rendere malleabili i suoi output digitali. Serata variegata di dimostrazioni di manipolazioni sonore tutta made in Italy.

Riccardo Gorone