musica: recensioni

Lee Gamble – Mnestic Pressure (Hyperdub, 2017)

Dal 2014 Lee Gamble non ha più pubblicato LP e ora lo fa con stile attraverso l’Hyperdub che in confronto a quello che aveva visto negli anni precedenti, possiamo dire sia una scelta mainstream. Quel capolavoro che fu Diversions 1994-1996 ispezionava le frattaglie della jungle, i pallidi ricordi dell’ambient, adesso deve affacciarsi su una realtà… Read more »

HDBLP037_frontDal 2014 Lee Gamble non ha più pubblicato LP e ora lo fa con stile attraverso l’Hyperdub che in confronto a quello che aveva visto negli anni precedenti, possiamo dire sia una scelta mainstream. Quel capolavoro che fu Diversions 1994-1996 ispezionava le frattaglie della jungle, i pallidi ricordi dell’ambient, adesso deve affacciarsi su una realtà che si fonda sugli incroci, sui crossover, poiché oggi questa è la norma. Quindi è inevitabile non poter rinunciare a questo tipo di sonorità (cosa che lo stesso Gamble ammette. Già dal titolo, Mnestic Pressure, il Nostro fa riferimento alla sua interpretazione del contemporaneo in cui la memoria è compressa (senza spingerci troppo oltre, è un po’ quello che sosteneva Auge col termine évenementielle, anche se nel caso specifico suona più come il vociare della realtà, della pubblicità, dell’alienazione, delle tempistiche ridotte, del mondo che parla di sé come una dimensione estranea, lontana, un’eterna parodia di se stessa che non arresta il suo apparire dell’apparire. Ecco, l’apparire effettivamente è una nota di colore che questo disco sente di avere. Se nelle produzioni precedenti Lee Gamble, poggiava le dinamiche dei suoi pezzi su melodia, armonie, ritmi sublimati, qui sentiamo che c’è un netto stacco in cui la definizione dei suoni si fa più chiara, definita, si palesa quella che più comunemente chiamiamo musica, con una sua grammatica e dei suoi riferimenti. Inutile dire che tutto questo ha un prezzo, ed è quello della derivazione, o quel qualcosa che ti fa dire “si, vabbè, già sentito”. A parte il fatto che mi piacerebbe sapere che cosa oggi non “deriva” da qualcos’altro, allora anche solo l’ispirazione è rea di annacquamento poiché da essa si fa derivare un’idea o un esperimento, o una realizzazione. Ebbene, non c’è nessun diavolo ad attendere l’anima di Gamble che fa quello che sa fare, con i suoni che ha sempre avuto, solo che c’è bisogno di cambiare qualcosa, di inserire quei suoni in altri contesti (nemmeno così lontani da quelli a cui siamo avvezzi: si pensi a East Sedducke che è una super jungle rarefatta, o i campioni di voce che sono stati il suo marchio di fabbrica come nel pezzo Istian), ma la sostanza cambia davvero poco (e menomale)

Riccardo Gorone