rubriche: Il favoloso mondo di Italy

Karaoke, ovvero: come ci hanno rubato l’anima

Karaoke degli anni Duemila, ovvero come ci hanno rubato l’anima e l’hanno rivenduta al primo ubriacone incontrato per strada

Pare sempre brutto rievocare i fasti degli anni ’90, se non altro perché, a cavallo di quella decade, vide la luce il mostro politico di Silvio Berlusconi tanto che oggi, anche se il Caimano è lungi dal ritirarsi, si parla del ventennio 1994-2014 come dell’epoca berlusconiana. C’era anche del buono in quegli anni, e non è il solito banale discorso da bar per cui uno, fra un Ginger e l’altro, può uscirsene dicendo per esempio che ‘anche il Duce ha fatto cose buone’ (bonifica del’agro pontino we love you).

No, in quegli anni travagliati accadevano veramente cose belle: una di queste era il Karaoke, programma Mediaset d’eccellenza condotto da un allora giovanissimo Fiorello, bardato di lungo cappotto colorato e immancabile codino che imperversava tra le piazze italiane alla ricerca dei migliori, o dei peggiori, cantanti amatoriali.

Nel brand, per chi non ricorda, oltre alla trasmissione era previsto anche un gioco, il Canta Tu, composto da un mini amplificatore, un microfono e un cd con le canzoni sottotitolate. Il tutto era talmente indirizzato ad un target di non professionisti che nello spot televisivo del nuovo Canta Tu, datato anni Duemila, si vede un cane che abbaia in un microfono seguendo il testo illuminato: ‘se canta lui…’ recita lo spot.

Fatte queste premesse e altre che non ho il tempo di fare, appare oggi oltremodo imbarazzante analizzare il reboot del brand realizzato in quest’ultimo anno . Non solo Fiorello (uno dei migliori showman in Italia) è stato sostituto da Pintus (che molti mi dicono in grado di riempire gli stadi…chissà di cosa), non solo quest’ultimo entra in scena trionfalmente dopo aver fatto 4 metri in auto, ma l’intera idea è stata soppiantata da una versione all’acqua di rose dei miliardi di talent che hanno ormai saturato l’offerta televisiva e l’industria culturale. Si è passati dal ‘facci vedere cosa sai fare’ al ‘sappiamo cosa sai fare, fatti vedere’, dai bellissimi amatori (tra i quali è possibile scovare anche una incerta 14enne, oggi conosciuta con il nome di Elisa, alle prese con Questione di feeling ) ai professionisti da balera che cantano nello stesso identico modo (che io chiamo il modo Marrone) canzoni diversissime.

Come concetto il Karaoke rappresentava l’ultimo baluardo contro l’incedere della foltissima schiera di ragazzi e ragazze intonati/e convinti dai loro vocal coach di essere degli artisti e, per questo, gettati a peso morto nel mondo della musica leggera italiana.

Ma più che per loro, nati ahimè in un’epoca dove una parola come ‘talento’ ha perso ogni minimo significato, il mondo dovrebbe piangere per noi, spettatori stonati, che nel vero Karaoke riuscivamo a compatire i nostri simili e ad elogiare chi sapeva veramente cantare, interpretando un brano (vedi il filmato qui sotto), mentre oggi non possiamo fare altro che stare a guardare, inebetiti, un nuovo fenomeno da baraccone senza modulazione vocale chiedendoci ‘chissà di chi sarà amico’.

Il nuovo Karaoke ci ha tolto l’anima e l’ha data in pasto ai fast food dell’intrattenimento dove i clienti sanno perfettamente cosa stanno mangiando, perché non consumano altro da secoli, e dove non ha nemmeno più importanza lo schermo con le parole che si illuminano, tanto chissà quanto si sono preparati i cantanti da balera per quel momento.

Aridatece il vero Karaoke, aridatece le persone stonate, aridatece i ragazzini impauriti che, invece di stare ore a cercare di prendere un Sol come Emma Marrone, scrivono testi e suonano la chitarra vergognandosi ad ogni accordo; tenetevi le vostre cagate supercafonal e supertrash così, quando tra dieci anni staccherete le cuffie dallo stereo e vi sintonizzerete su radio inglesi, americane, cinesi, iraniane vi verrà naturale di chiedere alla pila di cd che avete accanto, e che avete elevato a moglie o marito: ‘quanto sono stato in coma?’.

Michele Galardini