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Kamera – Ventoux (Phantasy Sound, 2016)

Tecnologia e indomita dovizia di particolari rendono le produzioni di Kamera caleidoscopiche pur mantenendo un linguaggio semplice, ma non banale.

Kamera - Carnage NewsTante volte, quella che noi definiamo “musica per uno scopo”, non è quello che sembra. Cioè, non sembra essere fatta per quello scopo. In questo caso, siamo in una zona che potrebbe essere catalogata nella dance (ma ci sono molte influenze: c’è l’industrial, la techno, la house, la acid e, in un certo senso, tutto quello che riguarda il “math”). Parliamo del francese Kamera che, sotto l’insegna dei suoi futurismi, concepisce questo EP Ventoux. Prende il nome dal celebre monte francese Mont Ventoux, soprannominata anche “la Bestia della Provenza”, durante una dura sessione di allenamento in bicicletta. Ecco, da quella pedalata ciclica, viene fuori quell’idea di costruzione di strati, di ritmi che si costruiscono battuta dopo battuta. Tutto concorre in questo work in progress: dai synth ai pattern di arpeggiatori agli accenti delle drum machine solide e dirette.

L’etichetta di Erol Alkan è palcoscenico perfetto per questa miscela di melodie basi, pitchate, in uno spirito che devia le consonanze dance (influenze vengono da Fugazi, Sunn O)))), Autechre) e tutta quella musica “che abbia senso”. La sua musica, in questo senso, è vuota di scopi. Sì, ok, fa ballare, ma non è il suo scopo principale (il tempo che camera si concede per le sue sfuriate elettroniche nella traccia Ventoux o nei giochi acidi di MFI5. L’aria che tira in questo EP è vivace, che smuove tutto un meccanismo di tracce parallele ad incastro e prosegue verso la sua conclusione (arbitraria ma calzante) da inizi sempre intriganti, come l’inizio di Consignia, fatto di hi-hat schiaffeggianti e di una cassa che si impone sul battere procedendo di sfondamento verso synth quasi epici, stilosamente sghembi, cantabili e che permettono di scandire il tutto. Tecnologia e indomita dovizia di particolare rendono le produzioni di Kamera caleidoscopiche pur mantenendo un linguaggio semplice, ma non per questo banale o prevedibile. 

Riccardo Gorone