Cinema

“Into the Inferno”: due passi sull’abisso con Werner Herzog

Into the Inferno è la meraviglia che ci coglie di fronte a ciò che pensavamo di conoscere e di saper domare.

Herzog è tornato. Dopo anni in cui la fiction aveva preso il sopravvento delle sue giornate produttive, con picchi minimi di riconoscibilità tipo Queen of the Desert, il 2016 verrà ricordato come l’anno del ritorno esplosivo al documentario. Tanto si è detto su Lo and Behold (noi ne abbiamo parlato qui), forse la sua opera più discussa al di fuori dell’editoria di settore, ma altrettanto, se non di più, si dovrebbe dire di Into the Inferno, disponibile in esclusiva sulla piattaforma Netflix.

Herzog torna a uno dei suoi primi amori, i vulcani. Li aveva frequentati già nel 1976, recandosi assieme ai fedelissimi operatori nell’isola di Guadalupa per riprendere quelle che, all’epoca, dovevano essere le sue ultime ore. La Grande Soufrière sembrava in procinto di esplodere da un momento all’altro e mentre 75mila abitanti venivano evacuati nelle città vicine, un uomo aspettava la morte ai piedi di un albero, cantando versi incomprensibili. La Soufrière è un documentario sulla morte, sui fantasmi che abitano un mondo in procinto di scomparire ma che, a scapito delle stime dei sismologi, è ancora lì, ai piedi del suo magmatico signore.

Nel 2007 Herzog, assieme a un altro dei pazzi che lo seguono senza farsi troppe domande, Peter Zeitlinger, è volato in Antartide per raccontare la quotidianità di scienziati e indigeni che abitano, rispettivamente, la stazione McMurdo e l’isola vulcanica di Ross. Sui bordi del cratere di quest’ultima incontra Clive Oppenheimer, uno dei più esperti vulcanologi al mondo e, parlando della potenza atavica della Terra e della possibilità che una sola esplosione li carbonizzi da un momento all’altro, prende consapevolezza di voler tornare sull’argomento. Questa volta in modo definitivo.

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Into the Inferno è un viaggio che solo il cinema rende possibile. Into the Inferno è un film sulla fine dell’umanità. Into the Inferno  annulla la centralità dell’uomo nel processo evolutivo del pianeta.

Con l’inglese duro e crucco di Herzog e il volto da ragazzino di Oppenheimer saliamo le pendici del Sinabung, in Indonesia, del Paektu, vulcano sacro della Corea del Nord, scendiamo sotto il livello del mare, in Etiopia, alla ricerca dei resti di uno dei primi uomini, vediamo la morte strisciare a pochi metri dai coniugi Krafft e ricordiamo il ladro Cyparis (già evocato in La Soufrière) unico sopravvissuto all’eruzione del 1902 a Saint-Pierre perché imprigionato in una cella di isolamento, sotto terra.

Ma il viaggio è un mezzo, come lo era stato in Guadalupa, per arrivare al di là delle immagini. Non all’interno del vulcano, di cui Herzog conosce la pericolosità pur ammettendo di esserne mortalmente affascinato, ma nel tunnel che porta al post-umano e a un rapporto mistico col mondo.

Nonostante la tecnologia, i cui progressi interessano in realtà molte meno persone di quelle che si potrebbe pensare, in molte parti del mondo l’uomo continua a rapportarsi con la natura attraverso linguaggi e rituali preistorici, rifiutando il “qui e ora” a favore di un processo infinito di distruzione e ricreazione.

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Potremmo usare le stesse identiche parole per descrivere il cinema, o almeno l’utilizzo che da sempre ne fa Herzog: un mezzo che non si piega alla necessità di verità, ma si modella per raccontare l’umanità. E Into the Inferno è proprio questo, è cinema, è la meraviglia che ci coglie di fronte a ciò che pensavamo di conoscere e di saper domare, è una storia enorme che completa Lo and Behold: da un lato l’uomo sogna lo spazio e progetta robot intelligenti, dall’altro parla con i vulcani.

Ma che si sia apocalittici o integrati, alla fine veniamo attratti in maniera inspiegabile dal fuoco. Ci sediamo attorno ad un falò suonando la chitarra oppure culliamo l’estasi delle esplosioni laviche, e comunque sentiamo la mano di Herzog che si posa sulla nostra spalla e la sua voce che ci tranquillizza: “se dobbiamo esplodere, esploderemo insieme”.

Michele Galardini