musica: recensioni

Inigo Kennedy – Vaudeville (Token Records, 2014)

Inigo Kennedy ha giocato, non si è preso troppo sul serio: ha intitolato la sua collezione di deflagrazioni “Vaudeville” (il camerino diviso tra star e comparse, ma anche una parola baule racchiudente Voix de Ville, voce di città). In una parola si trovano la (s)personificazione e l’immedesimazione.

TOKEN43CD_-_TOKEN43LP_ArtworkQuella della copertina potrebbe sembrare una carta da parati, una fantasia di linee aperte, una trama di schizzi, lasciati in sospeso. Il suono di Inigo Kennedy in questo Vaudeville ha molto a che con l’irregolarità, con dettagli che spuntano in maniera incontrollata, che hanno vita propria, che si perdono rispetto al piano generale dell’economia dei pezzi. Lo sfondo grigio non può non richiamare la zona grigia (concetto abusato, spesso anche dal sottoscritto, e che è declinabile per più ambiti) dell’indistinguibile, del coacervo. E, in questo sfondo, si perdono schegge impazzite, frutto di elaborazioni, alterazioni di un sistema più grande, fatto per essere eroso. La città verrà distrutta all’alba è un celebre titolo, ma Inigo è stato più clemente e ha giocato, non si è preso troppo sul serio: ha intitolato la sua collezione di deflagrazioni Vaudeville (il camerino diviso tra star e comparse, ma anche una parola baule racchiudente Voix de Ville, voce di città). In una parola si trovano la (s)personificazione e l’immedesimazione.

Inigo Kennedy è elettronico nel midollo, incline a quel suono fatto di disturbi, distorsioni, nebulose care a personaggi techno come Lucy o Chevel, ma il britannico Kennedy adopera anche intarsi, una moltitudine di intrecci ritmici e melodici continui (arpeggiatori , piatti, rullanti, fruscii, sventagliate, soffi) a metà strada tra il panoramico e il coreografico. Narrative da’ giusto quell’incipit che annuncia già che il disco è carico di narrazione. E così è: si muove, cambia punto di vista, irrequieto, da cui affiorano tracce come Lullaby, l’illusione di un canto, Winter, fatta di arpeggi glaciali, lame di charleston e flitri scanditi, Aleph, tutta battiti e sparizioni in levare, o Requiem cosi suoi tremori oscuri.

Inigo Kennedy possiede un bel bagaglio musicale, e la sua carriera, con le sue produzioni – più di 100 uscite  – paiono sottolinearlo. Vaudeville si dimostra un disco attuale (il che potrebbe essere male, perché quando non è più attuale, semplicemente non è più) e estraneo all’attualità (il che è bene perché così finisce nel limbo in cui stanno tutte le opere d’arte: nel posto dove non potranno morire, perché mai nate; nel posto in cui nessuno le potrà sentire, perché da sempre nascoste nel già sentito; nel posto in cui nessuno potrà vederle, perché viste da sempre, essendo loro la luce).

Riccardo Gorone