musica: recensioni

Illuha – Akari (12K, 2014)

Sintetizzatori, filed recordings sussurrato, qualcosa di percussivo, piccole escavazioni, lente ascensioni, lunghe immersioni, costruzioni geometriche che riverberano una ritualità di fondo che dona il pneuma all’opera. Akari è la luce che filtra da più superfici con spettri diversi, prismatica.

12k1080_frontIl duo Illuha, costituito da Corey Fuller e Tomoyoshi Date sono meticolosi, i Cirillo e Metodio della situazione. Se infatti col previo disco Interstices, gli Illuha si dedicavano alla dimensione prettamente live, il disco Akari è una lunga sosta nello studio di registrazione st-robo di Tokyo. Akari, che non ha nulla a che vedere con gli esseri microscopici che si dedicano a seppellire sotto la polvere la mobilia delle nostre case, è il termine giapponese per indicare “luce” – un elemento che si manifesta intimamente per tutto il disco. Cinque tracce si propagano per vari ambienti, vari strumenti vecchio stile (non necessariamente musicali) da cui trasuda il tempo passato, gettato nel presente. Illuha procedono come scienziati: con vari tools indagano la dimensione fisica del suono, della luce, la loro dinamica e il loro afflato. 

Musica liquida, aerea, concreta: ogni aspetto della vita di un suono si mostra in molteplici forme. Ciò non significa che questo disco sia proteiforme, quanto piuttosto pura materia (una materia tutta particolare che deriva da differenti sorgenti: prova a sottrarre la sorgente e ciò che ne rimane è la sorgente mediata, il risultato di ciò che è appena zampillato da quella sorgente. Una messa tra parentesi di quella che è data essere come l’origine: l’origine è nello scorrere stesso dei suoni, nella loro propagazione. Il duo non si dedica propriamente alla nascita del suono, bensì a ciò che ne risulta dall’uscita. I lunghi titoli eziologici non fanno altro che definire il tipo di studio su un determinato processo di manifestazione: Diagrams Of The Physical Interpretation Of ResonanceVertical Staves Of Line Drawings And PointillismThe Relationship Of Gravity To The Persistence Of Sound,  Structures Based On The Plasticity Of Sphere Surface TensionRequiem For Relative Hyperbolas Of Amplified And Decaying Waveforms.

Sintetizzatori, filed recordings sussurrato, qualcosa di percussivo, piccole escavazioni, lente ascensioni, lunghe immersioni, costruzioni geometriche che riverberano una ritualità di fondo che dona il pneuma all’opera. Akari è la luce che filtra da più superfici con spettri diversi, prismatica. Tanto l’occhio, quanto l’orecchio, quanto il cervello, sono assorbiti dall’ascolto di questo disco. Lo spirito è dato per scontato: è già nel disco.

Riccardo Gorone