Cinema

Il treno dei desideri: confronto tra “Snowpiercer” e “Le transperceneige”

Il problema degli adattamenti cinematografici di libri o fumetti, spesso, è quello di voler rimanere troppo fedeli al testo originale, con la conseguenza di deludere molti spettatori, anche i meno esigenti. Snowpiercer evita questo rischio, perché è un prodotto ben diverso dal bellissimo Le transperceneige disegnato da Jean-Marc Rochette.

L.10EBBN001113.N001_TranspINT_Ip001p114_FRIl problema degli adattamenti cinematografici di libri o fumetti, spesso, è quello di voler rimanere troppo fedeli al testo originale, con la conseguenza di deludere molti spettatori, anche i meno esigenti. Snowpiercer evita questo rischio, perché è un prodotto ben diverso dal bellissimo Le transperceneige disegnato da Jean-Marc Rochette.

Colpisce, innanzitutto, come la sensualità del fumetto svanisca completamente nel casto film di Bong Joon-ho, dove non c’è neanche un bacio, nessuna concessione né al sesso, né al romanticismo. D’altro canto, la sceneggiatura, scritta dal regista coreano insieme al Kelly Masterson del lumettiano Onora e il padre e la madre, elimina la storia d’amore al centro, invece, di gran parte del fumetto, e conserva solo lo schema del viaggio orizzontale, della progressione lineare dei protagonisti all’interno del treno in cui è ambientato tutto.

Va da sé che, insieme a ralenti e primi piani, abbondano le carrellate nel film di Bong Joon-ho, elegantissimo nello stile proprio come il produttore di Snowpiercer, quel Park Chan-wook che ha fatto il salto a Hollywood di recente (Stoker). Ma nelle sequenze d’azione, che conferiscono ritmo ad un film dalla durata media delle inquadrature a occhio più bassa dello standard hollywoodiano, la mdp diventa molto mobile, a mano, concitata, com’è giusto che sia.

Un altro elemento in cui Snowpiercer differisce da Le transperceneige è la scansione temporale. Nel fumetto, suddiviso in tre parti, la storia non si svolge affatto nell’arco dello stesso anno. Perciò, Proloff e Adeline, la coppia protagonista, quindici anni dopo, nella seconda parte, intitolata L’arpenteur e ambientata sul treno Wintercrack, e anche nella terza, lascia il posto a nuovi personaggi, in particolare a una nuova coppia, composta da Val e Puig. È difficile anche immaginare, al di là dell’eventuale realizzazione di sequel, di cui comunque non si parla per nulla, che il film prenda come testo di partenza solamente la prima delle tre parti, perché anche con essa ha poco in comune, a partire dai nomi dei personaggi. E inoltre, nei credits, è nominato anche Benjamin Legrand, che ha sostituito Jacques Lob come autore della seconda parte del fumetto.

Rimangono i riferimenti alla “mamma”, il cibo disgustoso di cui si nutrono i poveri reclusi negli ultimi vagoni, e al kronol, la droga più diffusa nel treno. Rimane il palese simbolismo dell’attraversamento del treno come allusione alle possibilità di rovesciare la gerarchia sociale, alla rivoluzione. Ma mentre il fumetto è in bianco e nero, il film di Bong Joon-ho utilizza il colore della efficace fotografia di Hong Kyung-pyo per sottolineare, per esempio, i momenti di pericolo, associandoli al giallo. E ha musiche talvolta in contrasto con le immagini, dello specialista di film d’azione Marco Beltrami.

Vanno menzionati anche due personaggi importanti che nel libro a fumetti mancavano: il ministro Mason, interpretato da una Tilda Swinton al meglio delle sue capacità di trasformismo, e il carismatico Gilliam di John Hurt. Vale la pena di sottolineare anche, per concludere, che l’eroe protagonista del film, il trentaquattrenne Curtis (Chris Evans) piange per ben due volte, ed è quindi ben lontano dall’immagine di “uomo che non deve chiedere mai”, che ci si aspetterebbe. Ma Snowpiercer è un film di difficile classificazione, lontano da molti stereotipi, una sorta di blockbuster d’autore e ciò è sicuramente un punto a suo favore.

 

Francesco Grieco

  • SadMax

    Indeciso se leggere il fumetto, dopo l’enorme delusione del film, vorrei sapere se quest’ultimo ha lo stesso insulso, schifoso ed irrealissimo finale del film: vi prego ditemi che nel fumetto non c’è quella spiegazione del tutto banale ed infantile che viene data all’intera storia!