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“Hemlock Grove” e la maledizione della seconda stagione

La maledizione della seconda stagione colpisce ancora: dopo aver mietuto vittime con The Following, si ripresenta implacabile anche in casa Netflix con Hemlock Grove. E la conseguenza peggiore è la crisi del seriofilo, che nasce da una semplice domanda “ma perché non smetti di guardarla del tutto?”.

La seconda stagione di una serie tv è il primo premio che una produzione possa ricevere, dal momento che viene confermato l’apprezzamento dell’audience o quantomeno si dà alla serie una chance di sopravvivenza, che in alcuni casi è tutt’altro che scontata. È importante anche perché definisce in maniera forte la direzione che la serie prenderà o ha già preso, e ti permette così di decidere se continuarla oppure se abbandonarti agli spoiler degli amici e lentamente lasciarla bollire nel suo brodo.

Quali caratteri della serie sono stati apprezzati? In che modo le linee narrative devono essere sviluppate per soddisfare il proprio target? Queste sono le domande che ci si dovrebbe porre nella realizzazione di una seconda stagione… e a giudicare dai primi episodi di Hemlock Grove non sono proprio state poste!

Hemlock Grove soddisfa sotto molti aspetti, non si possono non apprezzare certe scelte visive e idee espressive; il problema della prima stagione stava nel mezzo. Dopo le grandi rivelazioni narrative e le magnifiche trasformazioni in lupo mannaro di Landon Liboiron, nei successivi 9 episodi molti spettatori si sono persi, hanno abbandonato la nave e non molti si sono goduti gli ultimi cliffhanger, in cui finalmente qualcuno si decide a strappare una lingua in un sol morso!

Hemlock GroveLa serie della Netflix, prodotta da Eli Roth (Cabin FeverHostel) e online da ormai tre settimane, delude molti fan horror, ingannati già dalla prima stagione per la presenza del re dello splatter e ora dalla conferma che la serie sarà tutto tranne che horror. Se nella prima stagione di Hemlock Grove le aspettative dei fan reggevano la visione, le scelte fatte in questa seconda stagione vanno esattamente controcorrente: quegli elementi che dovrebbero essere sviluppati sia visivamente che narrativamente (tra tutti la magia rumena e la fame incontrollabile dell’Upir) vengono meno e si favoriscono i rapporti personali tra madre e figlio, tra amico lupo e amico vampiro… in altre parole “che palle!”

La maledizione della seconda stagione colpisce ancora: dopo aver mietuto vittime con The Following, si ripresenta implacabile anche in casa Netflix con Hemlock Grove. E la conseguenza peggiore è la crisi del seriofilo, che nasce da una semplice domanda “ma perché non smetti di guardarla del tutto?”. Prima o poi qualcuno te la pone e lì capisci chi sono i tuoi veri amici.

Alla seconda stagione il rischio è proprio questo: fare la scelta sbagliata. Un rischio che va oltre la piattaforma di distribuzione. Masters of Sex, Showtime, seconda stagione partita lo scorso 13 luglio, e il problema si ripresenta: da un lato si confermano alcuni degli elementi più pregiati della serie (i diversi approcci nell’affrontare i personaggi maschili e quelli femminili, le relazioni lavorative che si innestano e corrispondono a quelle interpersonali), dall’altro si rischia di perdere la propria audience nel momento in cui la quantità di eventi cui eravamo stati abituati nella prima stagione comincia a scarseggiare e ad allungare in maniera insostenibile quei 55 minuti.

La maledizione va anche oltre i confini nazionali. Utopia è forse la serie più interessante attualmente in programmazione in Inghilterra, ma anch’essa fa tremare le gambe all’idea di un collasso da seconda stagione. Dopo un primo episodio totalmente in flashback, che risulta originale in quanto siamo ormai abituati a scoprire di volta in volta il “cosa accadde” durante la visione, anche la serie british sembra fare (almeno per il momento) delle scelte discutibili.

UtopiaIl tono europeo che questa prima puntata conferisce alla seconda stagione si allinea bene alle grandi inquadrature “punk” e all’impostazione autorevole che caratterizzano la serie; presto però ci si accorge, dalle puntate successive, che mancano quegli eventi che trasformavano il WTF in OMG. È ancora un po’ presto per parlare, ma d’un tratto sono spariti massacri di bambini e politically incorrectness, un Mr. Rabbit compassionevole apre le porte all’idea di una redenzione, e io mi ritrovo ad aver nostalgia di quell’ansia che avevo così bene imparato a gestire!

La maledizione della seconda stagione è sempre dietro l’angolo, non ci rimane che incrociare le dita e cercare di non andare in crisi!

 

Gabriele Prosperi