musica: recensioni

Hans Koch – Erfolg (Deszpot, 2014)

“Erfolg” poggia su dei fondamenti teorico-estetici che sono profondi, rigorosi, determinanti, essenziali, minimi.

Hans Koch - Carnage NewsVisto che ieri ci siamo dedicati alla ricerca sonora nel campo dell’elettronica, oggi diamo uno sguardo alle possibilità acustiche della composizione. L’artista chiamato in causa è Hans Koch, clarinettista e sassofonista di formazione jazz (collaborando con personaggi che vanno da Cecil Taylor a Fred Frith)  che compone il disco Erfolg, il suo secondo album solista, uscito 25 anni dopo il suo primo lavoro Uluru. Erfolg è un esperimento portato avanti su tre strumenti: clarinetto, sax tenore e sax soprano. Il disco è stato registrato lungo la durata di diversi anni. Le registrazioni sono state trasformate col corso del tempo, cancellate, modificare, ri-registrate, un continuo work-in-progress che slitta rispetto alla sua origine.
Dobbiamo sempre tenere a mente che il tempo ha una funzione basilare per la composizione. Anzi, correggo il tiro: il tempo è la condizione nella quale un lavoro viene portato. Tutto questo è inevitabile. Ma, quando ci si immerge in una ricerca acustica di questo tipo, spesso si parla di slittamento, di differenza di tonalità, di qualcosa che avviene nello scorrere del tempo (dal punto di vista della composizione e dal punto di vista dell’ascolto).

Non è un caso se il nostro Koch, parlando di ricerca minimalista (io proporrei il termine “minima”), propone il termine soundscape (nel paesaggio ci si muove e il tempo è determinante in questa esperienza: non si può sforare una certa durata, o l’attenzione dell’ascoltatore va a farsi benedire, questione di scienza, di psicoacustica).
Lo spazio di composizione dunque si muove in azioni, traducibili in suoni estrapolati da azioni particolari che nel tempo si consolidano per l’esecutore e per l’ascoltatore diventano strutturati. L’azione è il nocciolo stesso dei brani e la loro conseguenza sonora, il risultato estetico. Se ieri, con Polychronopoulos, trovavamo una netta linea di demarcazione tra estetica e poetica, oggi con Koch, troviamo un perfetto sostegno reciproco, poiché dall’uno dipende l’altra e viceversa. Tracce come Feedback I e Feedback II denotano la conclusione di un processo che ha proseguito in un determinato tempo, come anche i picchiettii di Slap o il soffio che sfiora l’ancia in Air, le risonanze di Multi, i picchi di Overtone, gli stridori di Sinking.
Non è un disco che si ascolta “gratuitamente”, richiede impegno, è da addetti ai lavori (e il sottoscritto non si considera tale), ma poggia su dei fondamenti teorico-estetici che sono profondi, rigorosi, determinanti, essenziali, minimi. “Ci bastan poche briciole, lo stretto indispensabile…”: ci sentiamo già più leggeri perché spogliati del superfluo.
Riccardo Gorone