musica: recensioni

Frequency VS. Atkins – Mind Merge (OUT-ER, 2017)

Se i robot danzassero (e sicuramente avviene già da qualche parte, ma il sottoscritto lo ignora), questa sarebbe la loro musica

out_atkins_002_fin_RZ_finfin.indd Il suono di questo disco, che come parallelismo potrebbe trovare l’ultima collaborazione tra Atkins e Von Oswald, è sicuramente molto più club oriented, la cui dimensione dancefloor è ben palpabile come nella tradizione dell’etichetta. Tra tracce più idm, come l’inizio di Beyond The Beyond, che gioca con le ritmiche di interferenze e delicati arpeggiatori (può ricordare un recente Si Begg) o come Back To The Future, altamente mitteleuropea come tipo di impronta – echi di John T Gast – si differenziano molto come attitudine rispetto ad altre tracce (il saliscendi techno di Entourage, l’eterea Pure Soul con influenze à la Marquis Hawkes; Mind Merge con distorsioni saturate e perenni filtri ritmati; la marziale Spacewalkers col suo incedere assolutamente tech-house ma che costruisce intricate architetture di piani diversi di sintetizzatori.

Proprio questa stratificazione è uno degli elementi di Mind Merge: con questi riesce a spaziare nei generi per dare respiro ai diversi suoni che si intrecciano tra loro – complicando nel contempo i ritmi dei brani. Ma, anche questa è una peculiarità di tutto rispetto, rimane la costante di questo suono space, ancor più futuristico della techno di Detroit. Guarda più in là del futuribile, su una dimensione lontana da quella terrestre, eppur sempre terranea. L’umano non viene a mancare poiché i meccanismi in cui trascina, fanno parte di un linguaggio per scopi assolutamente umani, o meglio terranei: la danza.

Se i robot danzassero (e sicuramente avviene già da qualche parte, ma il sottoscritto lo ignora), questa sarebbe la loro musica, altamente umana (i clap presenti spesso nelle tracce, molti canoni ritmici della musica dance ’90, melodie soffuse, a volte disturbate sonoramente, ma sempre “sincere”). Un disco che nonostante il suo essere cerebrale, raffinato, in qualche modo perfetto, non diminuisce la sua godibilità, la sua naturalezza. O forse è godibile per la sua produzione fatta con tutti i crismi? Se l’umano non avesse costruito i robot, sarebbero davvero concepibili per noi? Se l’umanità non fosse presente nella macchina, per noi essa sarebbe tale? O vi sarebbe una macchina pura? Esiste la macchina pura? Se sì, Juan Atkins e Frequency l’hanno decisamente sconfitta. Il futuro delle macchine non è mai stato così vicino e così lontano

Riccardo Gorone