Cinema

Filmmaker di domani: Thanos Kermitsis

Progetti coraggiosi, intenzioni serie e tanti videogiochi: questo e molto altro è Thanos Kermitsis, nuovo protagonista di Filmmaker di domani.

Non capita tutti i giorni di imbattersi per caso in un progetto sorprendente, come quello di Thanos Kermitsis, autore del primo epic fantasy greco, realizzato con un budget limitatissimo e raccolto grazie al crowdfunding: The Dragonphoenix Chronicles: IndomitableDi fronte a cotanto coraggio ci è venuta subito la curiosità di conoscere l’ideatore di questo progetto mastodontico e abbiamo scoperto che c’è anche molto altro da vedere. Classe 1985 e tanti lavori già alle spalle dopo un’importante formazione universitaria specializzata.

– Che ruolo ha avuto la formazione accademica nella tua esperienza professionale?

Innanzitutto, mi ha aiutato ad affinare la mia capacità di organizzare i pensieri e di mettere le cose in ordine quando lavoro su una sceneggiatura o un film. Ma devo dire che ciò che mi ha formato di più è l’attività pratica che ho svolto in privato, l’intero processo che ti fa raggiungere il mondo esterno a partire dalla scrittura e dalla realizzazione di film. Non esiste miglior scuola di questa. È molto dura, ma anche molto appagante.

carnagenews_thanos kermitsis

– Nei film giochi spesso con i silenzi e le pause: che importanza ha il silenzio nell’architettura di film come Remnant?

In Remnant il silenzio è sempre stato importante, già dalla sceneggiatura. Essendo ambientato in un futuro post-apocalittico, l’assenza del dialogo è un elemento caratterizzante: il collasso del mondo come lo conosciamo noi. Il protagonista è quasi l’unico personaggio che vediamo in tutto il film. E, come evidenziato dal finale, regna la totale mancanza di umanità. La mancanza di comunicazione è essenziale per la pacifica coesistenza e penso che oggi la stiamo dando per scontata, ma non dovremmo. Mi piacciono i silenzi e le pause e a partire da Remnant li ho incorporati nei miei film. Anche in Indomitable ci sono vari momenti di silenzio. In generale penso che diano l’idea di disagio, imbarazzo e un senso di anticipazione delle azioni e reazioni del pubblico, a seconda delle scene e dei personaggi.

REMNANT (Post Apocalyptic Short Film) (2010) from Thanos Kermitsis on Vimeo.

– Nei tuoi film si vedono raramente le donne, soprattutto in ruoli positivi: c’è una governatrice crudele in Felony, una psicoterapeuta scettica in Troglodytes, ecc… Perché?

Sì, l’ho notato anche io, ma non è una cosa fatta apposta. Tutto nasce dalla sceneggiatura. Dopo tutto due dei ruoli principali di Indomitable, Valeria e Brenna, sono donne. Direi che per adesso è stata solo una coincidenza.

– Anche la sfera amorosa è quasi esclusa dalle tue sceneggiature. Perché?

Beh, dipende. Probabilmente dipende anche dal periodo che si sta passando mentre si scrive una sceneggiatura, l’età o le storie su cui ti vuoi concentrare nella narrazione. Si tratta sempre di priorità. Adesso non ho voglia di raccontare storie d’amore, almeno non in modo diretto. L’amore ha un ruolo centrale in Indomitable, è il motivo che spinge il protagonista, Dragar, a tornare dalla moglie, come Ulisse nell’Odissea. Ed è presente anche nei miei prossimi lavori, anche se in forma indiretta, come l’affetto di un padre per la figlia di 5 anni e la storia tra un uomo e un androide.

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Fumetti e videogiochi hanno evidentemente influenzato i tuoi film. Quali sono le tue fonti di ispirazione in questi ambiti? Quali sono invece quelle cinematografiche?

I fumetti e soprattutto i videogiochi mi influenzano molto e sono una parte importante della mia vita quotidiana. Tralasciando il lato ludico, soprattutto i videogiochi degli ultimi anni mi sono di grande ispirazione e li considero un’ottima scuola per come raccontano le storie. Alcuni esempi molto cinematografici possono essere Naughty Dog (The Last of Us, Uncharted Series) e Quantic Dream (Heavy Rain, Beyond Two Souls), giusto per citarne alcuni. Per quanto riguarda i fumetti, sicuramente attingo molto dai manga e dagli anime giapponesi. Per il cinema le fonti di ispirazione sono tante, ma ci sono registi che amo molto, come Park Chan-wook, Paul Verhoeven, Ronald Maxwell (direi che Gettysburg è il mio film preferito), Sam Peckinpah e Sergio Leone. Ma è solo un breve elenco, ce ne sarebbero molti altri.

– L’atmosfera videoludica contribuisce a creare futuri distopici e passati terribili. Perché spesso scegli di non ambientare le tue storie nel presente?

Da bambino creavo mondi alternativi nella mia mente, altre ambientazioni, immaginavo cose lontane dall’ottusità quotidiana. E lo faccio ancora, anche se non di proposito, mi viene naturale. Del resto si possono dire cose a proposito del presente anche con un film ambientato nel passato, in un mondo irreale o in un futuro remoto. Tutto è connesso. Dovrei pensare a film nel presente, però, sarebbe più facile realizzarli e finanziarli. Ma alla fine contano le storie. Uno dei progetto che ho in cantiere, Family Park, per esempio, è un film d’azione drammatico ambientato nell’Atene odierna.

– Hai attraversato diversi generi: il fantasy, il poliziottesco, il film di guerra… C’è un genere che preferisci o che senti più vicino? Come scegli il genere con cui raccontare una storia?

Sì, ho trattato generi molto diversi tra loro. Sperimento più che posso, ogni film di genere ha le sue sfide e tutti i registi amano le sfide: fanno battere il cuore e volare l’immaginazione. Direi che i film di guerra sono quelli che preferisco. Mi piacerebbe farne uno sulla Seconda guerra mondiale, un giorno. Quando mi viene l’idea per una sceneggiatura non penso molto a quale genere seguire o alle difficoltà produttive. Prende forma da solo, quindi mi lascio guidare e alla fine guardo l’entità che ne è nata. Per me, comunque, la domanda principale è sempre: è una storia che vale la pena di essere raccontata, in quanto regista, e di essere vista, in quanto spettatori?

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Nei corti come Felony la critica alla situazione socioeconomica contemporanea è evidente. Perché hai spostato questa riflessione in un’ambientazione da Grande Fratello futuristico? L’attuale situazione finanziaria greca, come influenza l’industria cinematografica?

Come è evidente, una delle maggiori influenze di Felony è 1984 di George Orwell. Niente è più straniante di un mondo in cui le tue scelte non sono tue e in cui tutto è controllato. Le difficoltà odierne non distano molto da queste immagini. Ovviamente sono esagerate, ma sono davvero lontane o solo dietro l’angolo? L’industria cinematografica greca non esiste come entità. Lo definirei un mondo artigianale. Ci sono sempre state difficoltà e la crisi economica attuale le ha acuite. Ma io resto positivo e non mi arrendo. Se hai una buona storia non c’è modo che resti nascosta su uno scaffale. A meno che le cose non siano realmente così stranianti, cosa che non posso e non voglio accettare.

The Dragonphoenix Chronicles: Indomitable è quasi un miracolo: con un budget così ristretto sei riuscito a realizzare un fantasy epico greco. Come ci sei riuscito?

Grazie alla mia incoscienza, al mio romanticismo e alla mia volontà indomabile! A parte gli scherzi, c’è stato un grande gruppo di persone dietro Indomitable, una troupe che ha messo tanto lavoro e amore nella realizzazione del film e che voglio ringraziare uno per uno. Ovviamente, altrettanto responsabili del film sono stati i sostenitori della campagna di crowdfunding: non esisterebbe senza di loro. Il budget era limitato e le difficoltà erano molte, ma alla fine è riuscito ad arrivare al grande schermo. Adesso che conosco la quantità di lavoro, difficoltà e spese di un un progetto così non ne farei un altro allo stesso modo. Non si può sempre lavorare in stile bricolage e guerriglia selvaggia, le cose devono essere organizzate e finanziate come si deve.

– Yannis Roumboulias è uno dei tuoi fedeli attori ed è anche l’autore del fumetto su cui si bassa Indomitable. Siete affiatati nella vita reale come sullo schermo?

Abbiamo lavorato insieme per molti film e anche se non è un attore professionista Yannis è stata la scelta perfetta per incarnare il protagonista di Indomitable. È un bravissimo fumettista che rispetto e ammiro.

– In Indomitable ci sono attori debuttanti che lavorano a fianco di alcuni veterani. Com’è stato lavorare con un gruppo così composito?

È stato estremamente gratificante e una grande prova. Questo era il primo film in cui lavoravo con attori professionisti quindi è stato un processo formativo per me. Gli attori, debuttanti e professionisti, scalpitavano tutti all’idea di lavorare, imparare e scoprire nuove cose, quindi ci siamo divertiti molto. Del resto, ogni film è una nuova avventura, con nuove sfide e diversi ostacoli.

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– Lavori spesso con le stesse persone: quali sono i vantaggi di collaborare sempre con lo stesso gruppo?

Si sa già come comunicare, a volte basta uno sguardo o un gesto e sai cosa sta funzionando e cosa no. Ci deve essere rispetto reciproco dei ruoli, senza pestare i piedi a nessuno. Se ci sono buona chimica e buon dialogo e senti che una persona è adatta a quel ruolo, non ci sono ripensamenti.

I tuoi film sono stati selezionati in molti festival. Che ruolo svolgono o dovrebbero svolgere i festival nella distribuzione di nuovi talenti?

Prima di tutto, i festival portano il regista in contatto con il pubblico ed è un aspetto di importanza basilare. Essere selezionato e premiato ai festival, oltre ad essere molto gratificante per il regista, arricchisce la sua filmografia anche in vista di futuri progetti. Poi ci sono possibilità di impressionare qualche distributore, del resto l’obiettivo principale di un film è di essere visto da un pubblico. Più questo succede, meglio è.

– Quali sono i prossimi progetti? State progettando nuove campagne di crowdfunding?

Al momento ho due sceneggiature complete, il film d’azione drammatico Family Park e l’avventura fantascientifica 3L3N1, che sono state entrambe premiate al II Screenplay Competition del Greek Screenwriters Guild e che saranno entrambe al London Greek Film Fesstival quest’anno. Sto cercando un produttore per questi film e tengo le dita incrociate…spero che almeno uno di questi proceda nella giusta direzione.

Teresa Nannucci

Ps: un ringraziamento dovuto va a Panagiotis Mitsikas, critico e amico, personale filo diretto con la contemporaneità greca.