Cinema

Filmmaker di domani: Thanasis Neofotistos

Prosegue il nostro breve viaggio in Grecia alla ricerca di nuovi nomi per la rubrica Filmmaker di domani. Oggi tocca a Thanasis Neofotistos!

Prosegue il nostro breve viaggio in Grecia alla scoperta di nuovi talenti. Non potevamo non intercettare Thanasis Neofotistos, un giovane regista che a colpi di cortometraggi e festival internazionali si sta facendo conoscere in tutta Europa. L’approccio poetico e la profondità sociale dei suoi lavori ha subito portato a riconoscimenti internazionali e a strette collaborazioni anche con il suo territorio.

– Come sei arrivato al mondo della produzione audiovisiva?

Amo il cinema e amo raccontare delle storie, ma essendo un campo così difficile e competitivo ho sentito  di aver bisogno di basi solide prima di iniziare. Quindi ho deciso di studiare architettura, dopodiché mi sono potuto concentrare sui film con cognizione di causa. Fare film è il mio modo di comunicare.

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– Che ruolo ha la tua esperienza in scuole d’arte nel processo di realizzazione dei tuoi lavori?

Ci sono solo tre scuole d’arte pubbliche in Grecia. I ragazzi che le frequentano sono un’incredibile fonte di energia e di ispirazione per me. I protagonisti del mio cortometraggi Prosefhi erano studenti di queste scuole. Si sono dimostrati molto ben istruiti e il loro talento era grezzo ma desideroso di farsi modellare. Credo che l’arte sia cultura.

Prosefhi: Greek School Prayer tratta problemi sociali come il bullismo tra i più giovani, l’identità personale e la sessualità. Perché hai deciso di incentrare il tuo corto su questi temi?

Ogni regista per essere verosimile e avere successo nei suoi lavori parla delle cose che lo coinvolgono di più, anche emotivamente. Questo è il risultato di esperienze, di inclinazioni personali e dei suoi criteri per decidere cosa è importante e deve essere detto. Prosefhi: Greek School Prayer è finzione e dura solo 20 minuti, ma è il film più personale che ho realizzato finora, il film che mi ha aiutato a presentarmi di fronte all’industria cinematografica internazionale.

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– Pogoniskos invece è un documentario che tenta di recuperare un punto di vista popolare sulla storia. Perché hai sentito il bisogno di questa operazione?

Pogoniskos è un corto documentario di soli 10 minuti e l’ho realizzato prima di tutto per me stesso. La necessità che ho sentito era quella di registrare i miei nonni in una sorta di capsula del tempo che fosse eterna. Poi quando l’ho riguardato ho pensato che avesse qualcosa da offrire non tanto come punto di vista sulla storia (sarebbe fin troppo frammentata) quanto a livello emotivo. Molte persone vivono esperienze simili, con i nonni che raccontano storie. Dalla mia prospettiva, ho provato a mostrare l’importanza di questo tipo di narrazioni, a prescindere da quale sia il contenuto. Per le persone più anziane è fondamentale raccontare ed è per noi giovani un modo di relazionarsi con loro. Mio nonno Thelis, adesso, ha 93 anni.

TRAILER: POGONISKOS | Short Film Doc (NF) | from Thanasis Neofotistos on Vimeo.

 

– La Grecia è una terra rigogliosa di miti e leggende: quanto di questa tradizione arriva nei tuoi film?

È un processo inevitabile. Amo la Grecia e amo i suoi miti e leggende, quindi mi sento abbastanza fortunato. Ho sempre cercato di trovare una connessione tra le mie storie e la tradizione. Mi sto sforzando in questo senso anche adesso, nella stesura del mio primo lungomentraggio.

– Nei tuoi film, la fotografia e la sceneggiatura sono molto curate e dettagliate. Sono questi due gli elementi su cui ti concentri maggiormente quando dirigi?

Mi considero un narratore visivo e credo che una storia vera e il suo protagonista siano le parti più importanti di un film. Gli aspetti su cui mi concentro di più sono la fotografia e la scenografia da un lato e dall’altro mi focalizzo sul racconto della storia, sulla sceneggiatura. Per trovare la storia giusta, per me è fondamentale riuscire a immaginare l’ambientazione e il fatto di curare anche i dettagli compensa il mio bisogno di avere il totale controllo sul risultato finale!

– Hai un tocco delicato quando si tratta di maneggiare argomenti personali (storie familiari, identità, solitudine, amore, ecc…). Come riesci a trovare un modo così misurato per trattare questi temi?

Prima di tutto rispetto il mio lavoro e cerco di essere il più sincero possibile riguardo alle mie emozioni. Sono aperto ad ascoltare chiunque abbia qualcosa da dirmi e tento di creare una composizione dei diversi feedback che ricevo. L’arte ha reso semplice l’espressione di me stesso. I temi che tocco dipendono da ciò che mi tocca in un determinato momento. Sicuramente la famiglia, l’identità personale, ecc… sono tra le cose di cui mi premeva parlare e comunicare con lo spettatore.

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– Hai partecipato alla Berlinale Talents 2016 e sei stato presente nello Short Film Corner di Cannes nelle ultime edizioni. Qual è il maggiore vantaggio di essere attivi e presenti nei festival? Andando oltre le proiezioni festivaliere, qual è il destino di un cortometraggio?

Credo che i festival cinematografici siano l’unico modo per un giovane regista di sopravvivere in un campo così competitivo. Partecipare alle rassegne dà la possibilità di creare una rete di contatti, arricchire il proprio curriculum e aiuta le tue idee a trasformarsi in film. La Berlinale Talents è uno dei luoghi di incontro più importanti per un filmmaker emergente. D’altro canto, invece, il festival di Cannes è talmente grande che, in confronto, lo Short Film Corner non è quasi niente.

– Quali sono i passi più importanti per un regista emergente per riuscire a raggiungere un pubblico e una distribuzione?

Trovare un produttore, avere una sceneggiatura solida, fare un buon film e creare una rete di contatti consolidata.

– Cosa puoi dirci di Patision Avenue, il tuo prossimo cortometraggio?

Sono molto contento di questo corto, Patision Avenue. Il tema centrale è lo scontro tra la maternità e la vanità. Ha già partecipato al Nisi Masa European Short Pitch 2016. L’ho concepito come un unico pianosequenza lungo 15 minuti…al momento è in fase di pre-produzione, e spero vada tutto come previsto.

– Il tuo primo lungometraggio invece, Peter and the wolf, è un progetto su una favola dark. Cosa dobbiamo aspettarci?

Peter and the wolf è esattamente come lo hai definito. Una favola di formazione dark. Il titolo è ancora provvisorio. Sarà un progetto con un’atmosfera simile a un incontro tra i primi film di Tim Burton (per esempio Sleepy Hollow) e Il cigno nero… In questo momento lo sto sviluppando e ho già portato la sceneggiatura in due incontri internazionali e il terzo avrà luogo tra pochi giorni. Credo che sarà il mio film più originale.

Teresa Nannucci