Cinema

Filmmaker di domani: DirtyTape Production

Filmmaker di domani presenta la DirtyTape Production, un gruppo variegato ma pieno di horror, Satana e musica metal.

Lorenzo, Giangio, Sara, Mel: questi i componenti della Dirty Tape Production, una casa di produzione indipendente con base a Piacenza e dedicata anima e corpo all’horror. Spesso e volentieri è difficile accordare diverse voci e questo gruppo non fa differenza, ma è proprio con i loro scontri che riescono ad alimentare la loro passione per i progetti che architettano. Ecco la loro realtà, a partire dalle loro origini.

– Com’è nata la Dirty Tape Production? Ci sono ruoli stabili tra di voi?

Lorenzo: La DirtyTape è formalmente una casa di produzione indipendente votata al cinema di genere, un po’ trash, sanguinolento, “sporco”. Siamo un gruppo di amici che ogni tanto girano un film. È nata quando studiavo all’Accademia di Brera e progettavo video e installazioni insieme a Giangio (il grafico del gruppo). Dopo molti progetti mai realizzati ci siamo messi a lavorare su un lungometraggio, Anamnesi Mutante, ideato da un nostro amico e da lì la cosa ci è sfuggita di mano. I ruoli sono abbastanza stabili: date le scarse possibilità produttive lavoriamo sempre tra pochi fidati, ormai sappiamo tutti come muoverci nelle nostre produzioni.

Giangio: La Dirty Tape è fondamentalmente un videomaker (che è una parola molto comune che a me non piace) e un sacco di suoi amici: alcuni con idee fiche e altri che si approfittano della sua crescente fama. È nata in un bar, come la maggior parte delle idee geniali. I ruoli sono stabili nel senso che Lorenzo fa tutto. Per quanto riguarda noi altri, proviamo a dargli una mano a seconda di quello di cui ha bisogno, cercando di stargli tra i piedi il meno possibile.

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– L’universo culturale da cui attingete è abbastanza definito, ma quali sono le vostre principali fonti di ispirazione?

Lorenzo: Film horror e sci-fi anni 80. Musica hardcore, punkrock e affini. Stephen King, Lovecraft, bizarro fiction. In pratica lo starter kit di ogni fan dell’horror.

– Avete una formazione cinematografica accademica o vi siete basati su percorsi personali?

Giangio: Formazione cinematografica accademica??? Sì, Lorenzo è un accademico Anamnesi mutante è la sua tesi di laurea. Mentre io disegno le cose e neppure tanto bene.

Lorenzo: Io esco dall’Accademia di belle arti e da un corso di montaggio alla Scuola civica di cinema di Milano, ma la passione per il cinema era già viva ai tempi del liceo. Io, Giangio, Sara e Mel siamo tutti, chi più chi meno, fissati col cinema. E arriviamo tutti da percorsi diversi.

– La vostra modalità di distribuzione si accosta alla vostra ricerca estetica di elementi pop e old fashioned: penso alle confezioni VHS e alle raccolte delle colonne sonore che realizzate, tutti oggetti che si ritrovano anche nei vostri film. Come mai avete preso questo sentiero “vintage”?

Lorenzo: Abbiamo deciso di fare delle VHS perché il dvd è un supporto troppo anonimo e ormai superato, mentre produrre dei blu ray costa troppo. Chiunque può guardare le nostre produzioni online in full HD, la videocassetta è un oggetto per collezionisti, cultori e nostalgici, è qualcosa che ci distingue. Il nome Dirty Tape si riferisce proprio ai nastri sporchi e consumati delle videocassette.

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– A livello distributivo e festivaliero l’estero offre molte più possibilità per il vostro genere di filmografia: è realtà o solo un luogo comune?

Lorenzo: Fino ad ora la DirtyTape è stata selezionata in 16 festival e competizioni, di cui 14 stranieri e 2 italiani e uno di questi due festival è fallito per mancanza di fondi. So che ci sono moltissimi festival dedicati al cinema indipendente e anche al cinema di genere in Italia, ma siamo sempre stati scartati. Prima di contare quasi totalmente sull’estero ero un pochino demoralizzato, da lì è nato il secondo motto DirtyTape: “r-eject-ed since 2009”.

– Effetti speciali e trucco si orientano verso l’arte manuale e quasi infantile dei film di genere e la vostra ricerca estetica si orienta proprio verso questo aspetto. Come li ideate e realizzate? Quanto peso ha la postproduzione nel completamento delle immagini?

Sara: Lo spirito del diy è quello che ci guida nella progettazione di trucco ed effetti speciali, nel senso che quando è possibile e il risultato si rivela buono, cerchiamo di produrre tutto personalmente e in maniera “casalinga”. Per quanto riguarda il gore, spesso si tratta di frattaglie vere e proprie, reperibili in ogni reparto macelleria… è terribile e puzzolente, ma l’effetto è sicuramente dei migliori. Altrimenti ci diamo all’Art Attack, con tanto di cartapesta, colla vinilica e colori a tempera: ad esempio, gli effetti splatter di Macaroni Maniac sono tutti stati creati in questo modo.

Lorenzo: Molto spesso gli effetti vengono pensati in fase di sceneggiatura, cerchiamo di capire cosa possiamo far vedere e cosa no. Ci orientiamo sempre sulla praticità: preferisco di gran lunga un effetto posticcio che scade nel comico, ma reale, ad un effetto digitale. La postproduzione ha un enorme peso per  l’impatto visivo finale: fino ad ora ho girato con una misera 550D, quindi perché il film abbia il giusto look altero pesantemente i colori e la texture del girato. Altra tecnica che utilizzo spesso è il collage di immagini per creare animazioni, come in Sigillum, oppure disegnando fotogramma per fotogramma effetti come mani fantasma (Screaming Ghost) e scritte colanti (Macaroni Maniac).

– Nell’immaginario che create ci sono molti rimandi alle dimensioni sataniche e metal. In fase di progettazione questi elementi sono già presenti o li aggiungete in seguito come “decorazioni”?

Lorenzo: Tutti i riferimenti esterni sono parte integrante della storia e frutto di ricerche e studi: sono un po’ fissato con la mitologia, mi piace inserire richiami e simboli presi in prestito da religioni passate e libri esoterici. Se si guarda attentamente si può capire con che tipo di forze oscure i protagonisti hanno a che fare senza che venga mai detto in modo esplicito.

Sara: Di decorativo c’è ben poco. Satanismo e musica brutta fanno parte del nostro immaginario generale: peschiamo a piene mani dalle sottoculture di cui facciamo parte, le usiamo perché ci divertono e le conosciamo.

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– Mentre in Anamnesi mutante Piacenza è molto presente, anche nel forte accento dei personaggi, in Creepy Tales of Pizza and Gore avete aggirato la questione con dialoghi in latino. Come ci avete pensato? Che relazione avete con il territorio che vi circonda?

Lorenzo: Anamnesi Mutante è il nostro primo film e sostanzialmente è un documentario. Può sembrare assurdo visto che si tratta di un film demenziale e incredibilmente trash, ma è così: il 99% dei personaggi non sono inventati, recitano la parte di se stessi. Anche molti dialoghi sono derivati da conversazioni realmente avvenute. È un film dedicato a chi ci conosce e a chi ha passato con noi in giro per Piacenza gli anni dal 2005 al 2011, quindi è molto, forse troppo, autoreferenziale. Per Creepy Tales è stato diverso: volevo renderlo il più internazionale possibile e siccome gli attori non sono professionisti dovevo evitare che i dialoghi suonassero finti. Per questo il narratore parla una lingua morta (il latino, lingua demoniaca per eccellenza) e tutti gli altri si limitano ad urlare e disperarsi. Sono fortunato perché il piacentino offre dei luoghi incredibili dove girare, basta mezz’ora di macchina e ti senti catapultato a Dunwich o Castle Rock.

– I personaggi dei vostri racconti si attengono a figure bidimensionali. In assenza di una vera profondità diegetica, come si svolge il lavoro con gli attori?

Lorenzo: Chiedo agli attori performance molto fisiche. Non sono interessato a quello che provano, l’importante è che facciano quella precisa espressione e quel preciso gesto in quel preciso momento. Ognuno poi trova il suo metodo, ma li aiuta anche il fatto di essere costantemente ricoperti da sangue finto e altre schifezze. A tal proposito lascio la parola ad Alessandro Melito,  il nostro attore di punta.

Mel: Tutti i miei personaggi li considero carismatici o trascinanti, o almeno me lo auguro, pur non avendo mai avuto tempo per farli crescere e svilupparli a tutto tondo. Nonostante questo, credo che da me abbiano sempre richiesto una prestazione non meccanica ma basata su un personaggio che fosse mio. Non sono un autista o un posseduto: ogni volta mi viene chiesto di essere “Il Mel” autista, “Il Mel” posseduto e così via. Questo permette di presentare un personaggio senza crescita o sviluppo, ma che è solo mio e che chiunque al mio posto reciterebbe in modo diverso; credo che questo valga anche per gli altri attori, specialmente nelle prime produzioni. E credo che questo possa dare al pubblico l’impressione di avere a che fare con una persona già completa, anche se sconosciuta, che parli della sua completezza attraverso il modo con cui è resa nel ruolo.

– Lavorate spesso sulle brevi durate, anche per realizzare lungometraggi. Avete scelto questa opzione per omaggiare la tradizione o anche per motivi produttivi?

Sara: Penso che i motivi siano strettamente di ordine pratico: anche se piacerebbe a tutti produrre lungometraggi, bisogna trovare i soldi, il tempo, la gente disponibile… è tutto molto più complicato.

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– Il confronto tra i vostri due lungometraggi mette in mostra un’evidente crescita produttiva ed estetica. Riconoscete questo sviluppo? Che direzione pensate di dare al vostro percorso?

Lorenzo: Anamnesi è il nostro primo lavoro, è grezzo e amatoriale ed era un progetto molto al di sopra delle nostre conoscenze e possibilità. Ci sono affezionato e lo considero perfetto per quello che è, ma indubbiamente Creepy Tales è superiore in ogni aspetto tecnico. Penso che in futuro continueremo ad esplorare le varie sfaccettature del genere. Al momento ho tre progetti nel cassetto: un film muto horror-artistico, un lungometraggio sci-fi e un corto exploitation. Non so in che ordine li realizzeremo (o se qualcosa verrà messa da parte, come Anamnesi 2), ma sicuramente entro fine anno avremo una nuova opera pronta!

– I vostri cortometraggi, come Sigillum e Abominio, si avvicinano molto ai ritmi da videoclip. In generale dedicate molta attenzione alla colonna sonora: che ruolo affidate a questo elemento?

Lorenzo: Spesso le canzoni che ascolto in fase di sceneggiatura finiscono per essere parte integrante della colonna sonora. Se una canzone mi piace e funziona contatto subito gli autori chiedendo il permesso per utilizzarla e il più delle volte lo ottengo. Ma oltre all’hardcore e al trash è importante per me che ogni corto abbia il suo leitmotiv: compongo in modo molto artigianale (con librerie di suoni e simulatori di synth) una musica che lo distingua e crei un’atmosfera simile a quella dei film anni ’80 che amo.

– Quali sono i vostri prossimi progetti? Avete pensato al crowdfunding per le prossime produzioni?

Lorenzo: Stiamo lavorando duramente a un cortometraggio exploitation natalizio. Questa volta vogliamo fare le cose in grande: siamo in contatto con un direttore della fotografia e un compositore professionisti e ci dovremo affidare a scultori ed esperti di makeup. Per tutto questo servirà un budget anche minimo quindi non è escluso il lancio di un crowdfunding. Se decidessimo di intraprendere questa strada ovviamente non potrà mancare l’esclusiva VHS come ricompensa!

Teresa Nannucci