Serie Tv & Nuovi Media

“Fargo” season 2: this is a true anthology series

Fargo ha fatto invece un gran respiro prima di impegnarsi, ha detto: “buoni tutti! Torniamo ai fratelli Coen”. Già dal pilot è evidente: l’atmosfera dei Coen è la stessa benché anno e luogo della storia siano completamente diversi.

Siamo abituati a tapparci il naso: le seconde stagioni sono, dagli anni ’90 soprattutto, un mostro che a inizio anno seriale ci spaventa ma soprattutto puzza di stantio, di aspettative degli spettatori e di ansia da prestazione degli autori. Poi arriva Fargo e cambiano le carte in tavola!

fargo season 2Ma la seconda stagione di una serie spaventa soprattutto perché, oltre a rispondere al confronto con la precedente, deve fare i conti con l’evoluzione della storia. Eppure qualcosa mi sfugge: ma se la storia bene o male cambia, essendo American Horror Story, Fargo o True Detective delle serie antologiche, beh questo problema non dovrebbe essere poi così grande!

All’uscita della terza stagione di American Horror Story, quel Coven che divideva le nostre sale private in “fa cagare” e “non è la migliore ma è bella!”, ero totalmente preso dal “ritorno diverso” delle serie antologiche. Un termine che ormai fa scuola: le serie antologiche ebbero successo soprattutto negli anni ’50 e ’60, benché non siano mai sparite del tutto e avessero una lunga storia alle spalle, non solo nella televisione. Per farla breve si tratta di serie che usano solo alcuni elementi per tenere unito il malloppone di episodi, dal faccione di Alfred che introduce episodi totalmente separati in Hitchcock presenta (Alfred Hitchcock Presents, 1955), ai contenuti horror e fantascientifici dei meravigliosi episodi di Ai confini della realtà (The Twilight Zone, 1959). Perché sto pillolone da professorino? Ecco, con le ultime annate televisive questo formato è tornato in auge ma puntando soprattutto su un elemento, lo stile, oltre a tenere separate le stagioni e non i singoli episodi. Quello che è più riconoscibile in American Horror Story è il tocco di autori come Ryan Murphy e Brad Falchuk (Nip/Tuck, Glee), la mente contorta di Nic Pizzolatto (True Detective), l’immaginario creato dai fratelli Coen in Fargo. E qua iniziano i problemi.

Quello che prima non preoccupava, cioè il confronto con la parte antologica precedente, ora si intreccia all’evoluzione delle storie. Abbiamo visto cos’è successo con True Detective: la necessità di confrontarsi con una prima stagione di altissimo livello costruttivo ha portato il nostro Nick a creare una trama quasi impossibile da tenere insieme… e quindi anche da seguire con piacere. Allo stesso modo la delusione – non per tutti, certo – di una o più stagioni di AHS deriva proprio dal confronto che non siamo tanto noi a fare con le stagioni precedenti, quanto gli autori che pur mantenendo alti i punti forza della serie (scenografie pazzesche, idee visive che fanno girare la testa, attori da urlo e una promozione sempre vincente) poi ci fanno un Freakshow con una trama che svolazza di qua e di là, priva di coerenza.

Kulkin FargoFargo ha fatto invece un gran respiro prima di impegnarsi, ha detto: “buoni tutti! Torniamo ai fratelli Coen”. Già dal pilot è evidente: l’atmosfera dei Coen è la stessa benché anno e luogo della storia siano completamente diversi. Lo stile riconoscibilissimo si accompagna a un’architettura altrettanto rispettosa: un omicidio imprevisto, oltretutto non scontato e da parte di un personaggio magnifico – Rye Gerhardt (Kieran Culkin) – che in principio pensiamo essere il nuovo Lester Nygaard (Martin Freeman) della prima stagione per la sua semplicità e malgrado sia un criminale. La catena di eventi implausibili e plausibilissimi si svolge però come volevamo, come sapevamo, ed ecco spuntare Kirsten Dunst, un passaggio di testimone come solo dai Coen potevamo aspettarci, legata a personaggi (Ted Denson, Patrick Wilson – eggià, gran cast!) che avranno ruoli fondamentali nel rendere incredibile l’evoluzione della storia. Quel mistero attanagliante per le piccole cose, le piccole casualità che diventano mostri giganteschi e conseguenze definitive, tornano sui nostri schermi rispettando lo stile che tiene unite le due stagioni, l’intera serie. Finalmente una serie antologica che vuole esserlo! Non mi piace parlare di “qualità” ma in questo caso farò un’eccezione: qui la qualità – nel senso stilizzato di efficacia – tiene unite le parti separate della serie.

Togliamo i paroloni: Fargo fa fuori tutti in questo inizio dell’anno e come annunciato all’inizio di ogni episodio (e del film):

 

 

this is a true story

Gabriele Prosperi