musica: recensioni

Eric Copeland – Goofballs (DFA Records, 2017)

In casa DFA, una delle più solide nel tempo e sgangherate nell’estetica label di elettronica, una produzione di un personaggio che si era messo nelle retrovie della scena attuale, ma per scelta, poiché sa sempre dire la sua. Stiamo parlando di Eric Copeland (Black Dice) che con questo suo Goofballs propone una techno sghemba, assemblata… Read more »

DFA2553_PackshotIn casa DFA, una delle più solide nel tempo e sgangherate nell’estetica label di elettronica, una produzione di un personaggio che si era messo nelle retrovie della scena attuale, ma per scelta, poiché sa sempre dire la sua. Stiamo parlando di Eric Copeland (Black Dice) che con questo suo Goofballs propone una techno sghemba, assemblata alla bell’e meglio e riproposta con una patina posh che sa imporsi per la sua sfacciataggine, tale da imporre anche un genere di ballo: il “goofstep”. Registrato e (s)composto nella residenza di Copeland a Palma, l’LP si allontana parecchio dalle sonorità per cui Copeland è conosciuto e mette in evidenza l’attitudine dance dei suoi cut up, un po’ come i lavori più celebri di Theo Parrish, ma senza apparire troppo fluido, senza volere eliminare quegli elementi che apparentemente ostacolano l’andamento delle composizioni assemblando loop, farcendoli di suoni alterati, distopici, come la prima traccia Boogieman in cui uno spirito con voce pitchata verso il basso segue il flow di un r’n’b acid che si evolve in un rimbalzo continuo, un’elasticità che si trova anche in Neckbone, coi suoi ritmi frenetici e con più linee che si divertono ad andare fuori fase. Disco Ball è tutto un programma: loop che si accorciano, ossessivi, che si immergono nella martellante percussività. Sembra di osservare le immagini sfocate di Mark Leckey nelle sue documentazioni da club, in modo da far diventare la dancefloor materiale d’archivio, frattaglie per sperimentazione. Copeland si diverte a provocare proprio con il medesimo meccanismo (come in Bibbidi Bobbidi Boo, Smearjob o Doo Whatcha Wah Wah – alterazione di un campione che dice “Do what you want”).

Goofballs ha un orientamento veramente dance che si sposa con l’immaginario dell’etichetta e che mette in mostra la capacità di declinare il sound sperimentale d’autore con l’appiglio mainstream (un mainstream come quello della DFA, intendiamoci) che, per l’appunto, così mainstream non è. Ma all’orecchio non sempre si comanda e allora, se vogliamo arrovellarci in disquisizioni sul ruolo dell’elettronica oggi, facciamo pure, ma poi c’è sempre qualcuno che preferisce ascoltare più spontaneamente la techno più smandrappata che possiate concepire.

Riccardo Gorone