musica: recensioni

Dzang – 3g (Dzang Recs, 2017)

Insomma, questo 3G è un lavoro che rientra in uno pseudo genere che potrebbe essere un generalissimo post-90s in cui le maggiori influenze di musica leggera del periodo si ritrovano “aufgehoben”

Dzang - Carange NewsMi sono imbattuto recentemente in questo progetto nato dal produttore Ada Gunther a Los Angeles che genera un movimento (si prenda con le pinze questo paragone) simile a quello di Bitches Brew in cui “cani sciolti” venivano fatti confrontare tra loro, scatenando un continuo melange di generi, tecniche e suoni sempre in mutare.
Se lui ha difatti curato tutto l’aspetto strumentale del disco, ospita fior fior di cantanti Don Christian (New York), Maria Minerva (Estonia) Maxim Ludwig e Olivia Kaplan. Il risultato è uno di quei pastiche che, se aggiustati di calibro, o risultano attuali o anacronistici. Ascoltare certi pezzi come Deepest Darkest o I know You are in love with me, è come rimestare l’eredità di progetti come Bran Van 3000, certe soluzioni di Erykah Badu, le angolazioni di Soul Coughing ma con un ampio bagaglio di “liquidità” strumentale a cavallo tra downtempo, ambient, r’n’b, jazz, che nel suo complesso risulta come un bellissimo movimento di generi che si inseguono e si incastrano (senza irritanti forzature math, tutt’altro, siamo da un’altra parte, completamente diversa). Si pensi a Westside Brexit che esordisce con pad alternati che si susseguono e come si sviluppa in declinazioni downtempo/elettronica/dream.

Insomma, questo 3G è un lavoro che rientra in uno pseudo genere che potrebbe essere un generalissimo post-90s in cui le maggiori influenze di musica leggera del periodo si ritrovano “aufgehoben”. Crossover romantico in cui si mescolano i generi di cui sopra con l’afflato odierno (potrebbero starci dentro sonorità come quelle di Brainfeeder, Ninja Tune, Apollo, e la lista potrebbe continuare) in cui l’elettronica ha un ruolo principale, soprattutto nei pezzi strumentali ,come la gavotte di Doin’ a Thing o la space Supercomplication, per non parlare della downtempo in espansione di Westside Brexit, o la jazzistica di Cruise Control, che sembra spuntata fuori da un catalogo della Ghostly – cosa che vale anche per il minimal pop di Juniper

E poi, le tracce con i contributi vocali (come la quasi perversione di So Young; la naif I Know you’re In Love With Me; la pop dal sound brit di On the Phones o la soul in reverse di Deepest Darkest.

Dzang raggiunge altri picchi che grazio ad uno strabismo stilistico guardano al passatismo e nel contempo alla pratica del mélange, del groove genuino, del calore dato dal dinamismo che riunisce, fonde e stravolge elegantemente i generi. Gioiellino per pochi, e lui vi scoverà, non temete.