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Dialoghi sull’uomo: lo sguardo sul cinema di Paola Jacobbi

Reduce dal Festival di Cannes, la giornalista di cinema Paola Jacobbi ci parla di cinema italiano e internazionale

E’ appena rientrata dal Festival di Cannes e stasera presenterà il secondo film scelto da lei per il festival di antropologia Dialoghi sull’uomo. Abbiamo incontrato in esclusiva Paola Jacobbi, giornalista di cinema e firma storica di Vanity Fair, per parlare di cinema italiano e internazionale, spaziando dal tema di questa edizione di Dialoghi sull’uomo (la casa e l’abitare) fino ai gossip del festival di Cannes (“La storia delle scarpe basse sul red carpet? Una bufala”).

 

Come è arrivata alla scelta di queste due pellicole proiettate a Dialoghi sull’uomo?

I film li ho scelti perchè trattano il tema in modo unico. Il film proiettato ieri sera, La fonte meravigliosa (1949) di King Vidor, ha come protagonista un eroe ed un architetto.
Ispirato a Frank Lloyd Wright, racconta la storia dell’architetto Howard Roark, interpretato da Gary Cooper, un Cooper che recita in maniera molto moderna affiancato da Patricia Neal che a livello interpretativo era davvero un gradino sopra alle interpretazioni delle attrici del cinema muto. Inoltre tratta il tema dell’evoluzione dell’architettura (la verticalizzazione della città) e delle forme dell’abitare.
Il secondo film che presenterò stasera è L’inquilino del terzo piano di Roman Polanski, titolo che mi è subito venuto in mente parlando di abitazioni. E’ una pellicola interessante, girata in un appartamento e all’interno dell’edificio condominio. Tra l’altro ho recentemente scoperto che è stato il primo film dove veniva usato il Louma, una gru snodata per le riprese dall’alto: scelta sensata perchè molte scene si svolgono nella tromba delle scale. E’ interessante analizzare come il film degli anni ’70 ritragga in maniera innovativa per il cinema lo spazio interno e, come in molti film di Polanski, ci sono rimandi ad altri autori e alle loro opere, come La finestra sul cortile di Hitchcock.

Paola Jacobbi

E’ appena tornata da Cannes, dove abbiamo in corsa tre film italiani. Non accadeva da 20 anni. Cosa pensa delle tre pellicole e quale le è piaciuta di più?

Sono contenta perchè i tre autori ci rappresentano molto bene. Abbiamo un regista affermatissimo ma meno nuovo, Nanni Moretti; uno coraggioso, Matteo Garrone, che per il suo Il Racconto dei racconti non ha ricevuto nessun finanziamento, ha fatto tutto con le sue uniche forze, trovando nel produttore Jeremy Thomas, che già aveva prodotto e aiutato L’ultimo imperatore di Bertolucci, un ottimo alleato. Poi con questo film Garrone ha reinventato il genere fantasy. Bravo!
Sorrentino invece ha realizzato quello che penso possa essere definito il suo miglior film, o comunque gli si avvicina. In pratica il film nasce quasi la mattina dopo l’Oscar per La grande bellezza ed è come un nuovo inizio. E’ ripartito liberandosi dello sceneggiatore e dell’attore feticcio Servillo e, soprattutto, è stato capace di isolarsi dal successo post Oscar e anzi utilizzare quel tipo di successo e attenzione mediatica per avere attori di un certo calibro e fondi. Un gran bel film.
Insomma gli italiani spiccavano, mi è mancato solo vedere Louisiana di Roberto Minervini, purtroppo ero già partita.

Qualche gossip dalla croisette?

Mah, intanto ritengo una bufala totale il divieto di scarpe basse sul red carpet. Non è assolutamente vero, probabilmente si è creato rimbalzando a caso in rete. Cosi come il divieto ridicolo di farsi i selfie imposto dalla direzione artistica. Cannes vive di ambiguità, di tanti interessi ed eventi commerciali che alla fine, diciamocelo, sono il motore di tutto.

I suoi personali pronostici sui probabili vincitori della kermesse?

Nel palmarès metto sicuramente l’ungherese Son of Saul di László Nemes che, secondo me, potrebbe vincere sia la Palma d’oro che la Camera d’or; poi The Lobster di Yorgos Lanthimos, un film che potrebbe piacere ai fratelli Coen. Carol invece lo segnalo per l’interpretazione di Cate Blanchett cosi come Youth per l’immenso Michael Caine. Ovvio che spero vinca un italiano ma non mi sbilancio. Credo anche che il cinema francese, nonostante sia passato senza particolare entusiasmo, riceverà qualche riconoscimento come Mon Roi di Maïwenn con Vincent Cassel.

Più in generale, come vede il movimento cinematografico italiano oggi?

E’ dagli anni ’80 che sento dire che il cinema italiano è in crisi, ma non lo penso affatto. Cannes è stata la dimostrazione che abbiamo portato tre film di altrettanti autori rispettabili. Penso piuttosto che stiamo andando nella direzione già presa dal cinema francese: aumenta la buona commedia (vedi Noi e la Giulia di Edoardo Leo), non necessariamente volgare come era l’ormai estinto cinepanettone ma che fa grandi incassi, accanto ai film d’autore. Dobbiamo solo trovare il giusto equilibrio tra questi due modi di fare cinema.

 

Luisa Lenzi