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Dialoghi sull’uomo: Lilian Thuram e la costruzione del razzismo

Abbiamo incontrato Lilian Thuram, ex difensore della Juve, in occasione del suo intervento sul razzismo per la sesta edizione di Pistoia – Dialoghi sull’uomo

Parte oggi la sesta edizione di Pistoia – Dialoghi sull’uomo, festival di antropologia quest’anno dedicato alle ‘case dell’uomo’. Abitare il mondo, non solo in quanto possessori materiali di un’abitazione ma, soprattutto, come esseri che vivono e operano dentro la società, dentro la propria nazione, dentro un momento preciso della Storia. Come anteprima dell’apertura, avvenuta alle 17 in piazza del Duomo, abbiamo incontrato Lilian Thuram, ex difensore di Parma, Juve, Barcellona e della fortissima nazionale francese che, nel 98 e nel 2000, vinse Mondiali ed Europei (quest’ultimi, ahinoi, ai danni degli azzurri).

Lilian Thuram

Lilian Thuram

Dopo il ritiro dai campi da gioco, Thuram si è messo al completo servizio della causa umanitaria in particolare per tutte le questioni legate alla discriminazione razziale creando una Fondazione che porta il suo nome, nel 2008, divenendo due anni più tardi ambasciatore Unicef e scrivendo due interessanti libri: “Le mie stelle nere” (2013) e  “Per l’uguaglianza” (2014) entrambi pubblicati da Add Editore.

Sia nell’intervista video rilasciata in esclusiva alla nostra rivista (che trovate qui sotto), sia durante il press briefing successivo, Thuram ha sottolineato l’importanza di capire le immagini e le informazioni per potere abbattere pregiudizi e violenze.

“Avete presente il film ‘Selma’ – ha chiesto ai giornalisti – nel quale Martin Luther King organizza una marcia per chiedere l’uguaglianza per il diritto di voto? Erano gli anni ’60, sono molto vicini a noi. Allora è per questo che i pregiudizi che abbiamo dentro la nostra società è ancora presente. Se parli con persone un più anziane hanno pregiudizi più duri e i giovani ne hanno ancora perché, forse, in questo mondo non incontrano persone di colore o di religione diversa. Ma questa sarà la società di domani, sapendo che dentro di essa ci saranno tante persone che avranno paura del cambiamento: per questo dobbiamo accompagnarlo con un’educazione molto precisa e intelligente”.

Sempre il potere delle immagini viene rievocato dall’ex calciatore attraverso il ricordo dei suoi primi giorni a Parigi, dopo aver lasciato la natia Guadalupa: “Avevo nove anni e alla televisione vidi un cartone animato nel quale c’era una mucca nera, molto stupida, e una mucca bianca, molto intelligente. I miei compagni di classe ogni tanto mi chiamavano col nome della mucca nera, io non capivo ma un giorno racconto questa storia alla mia mamma che mi dette una risposta sbagliata: ‘le persone sono razziste’, intendendo che i bianchi sono razzisti. Questo è pericoloso perché puoi pensare che tutti sono razzisti, che non puoi cambiare nulla e che, addirittura, sei una vittima della società. Allora mi sono chiesto perché esiste questa visione delle persone a seconda del colore della pelle e ho capito che è legata alla storia, soprattutto al periodo della schiavitù dove è stato costruito il discorso sull’inferiorità delle persone nere che è poi entrato nella cultura, diventando una verità. Per questo dico che il razzismo è sempre una costruzione politica”.

 

Michele Galardini