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Dialoghi sull’uomo 2017. Donald Sassoon: cultura, business e sviluppo

Intervento dello storico Donald Sassoon in occasione di Pistoia – Dialoghi sull’uomo 2017

Da secoli ormai la cultura non è solo intrattenimento, sapere, mezzo di emancipazione, ma anche un vero e proprio business. L’aspetto puramente economico riguardava già nell’Ottocento la diffusione di libri e spartiti, al tempo molto costosi e quindi spesso presi in prestito o, per quanto riguardava i romanzi, serializzati; destino diverso invece era riservato alla musica, che poteva essere ascoltata a teatro, in Chiesa o, per i pochi fortunati, in casa suonata dai propri familiari.

È però dal 1880 al 1990, dice Donald Sassoon durante l’incontro a Pistoia – Dialoghi sull’uomo 2017, che la diffusione della cultura di massa è stata rivoluzionata, e i protagonisti di questo rapidissimo processo sono stati senza dubbio la possibilità di registrare il suono, il cinema (o immagine in movimento, in inglese “movie”) e la comunicazione a distanza. Queste sono, nel caso specifico, le basi di importazione massiccia della cultura americana. “Perché proprio l’America?” si domanda lo storico. La risposta è molto semplice: oltre ad essere la terra del futuro e della speranza, gli Stati Uniti avevano anche disponibilità di imprese improntate al capitalismo, che producevano a basso prezzo prodotti già sottoposti al vaglio critico di un pubblico eterogeneo e internazionale. Con la crescita demografica, l’aumento della prosperità, l’urbanizzazione ed il progresso poi, i beni culturali sono stati resi accessibili ad un pubblico sempre più vasto, con tempo libero da investire in cultura.

Foto di Simone Margelli

Foto di Simone Margelli

È con una rigorosa regolarità però che il relatore richiama il pubblico, esponendo dati significativi e talvolta impressionanti, che fanno davvero capire quanto il presente sia figlio della necessità, quanto la storia abbia percorso un tragitto segnato da esigenze tecniche e soprattutto economiche. Prendendo un disco musicale ad esempio, si è passati a registrare tracce più brevi rispetto alle lunghissime opere sette-ottocentesche perché il disco doveva essere prima di 70, poi di 78 giri. E come i cantanti d’opera temevano che la registrazione non avrebbe più reso necessario il loro mestiere, così il genere umano vede continuamente messo in dubbio il proprio ruolo nella società di fronte a un’innovazione: ecco che quindi la storia diventa anche una lunga concatenazione di scommesse, più o meno riuscite, che l’uomo fa con sé stesso e con gli altri (se Caruso era già famoso, con le registrazioni della British Gramophone Company divenne una vera e propria star internazionale).

Conclude lo storico con un’immagine emblematica, raffigurante un futuro terribilmente vicino: forse dovremo insegnare ai nostri figli come aprire un libro. Ci sono tutti i presupposti affinché ciò accada, il corso degli eventi ce lo insegna, ma come ogni cambiamento dobbiamo accettarlo con saggezza e rassegnazione. È nostro compito però mantenere la memoria di ciò che è stato, continuare a diffondere cultura con qualsiasi mezzo a disposizione, perché senza cultura “il mondo sarebbe ancora più selvaggio di quello di oggi”.

Pietro Massaini