musica: recensioni

Damo Suzuki & Sound Carriers – Live at Marie-Antoinette (Play Loud! Productions 2017)

Musica e cinema si mescolano, un matrimonio che non sempre riesce. Una cosa che trovo sia difficile è trovare il vuoto tra le varie discipline, in cui queste possano quasi liberamente contaminarsi e far sentire la propria voce.

pl-63_frontUn bel ritorno sulle scene dell’artista, un tempo voce dei Can, Damo Suzuki, che si circonda di un team di musicisti di tutto rispetto, delle regioni più disparate della musica (e geograficamente) per un live denso della durata di due ore al Marie-Antoinette di Berlino. Il progetto non è meramente musicale: il live è difatti stato registrato nel 2011 sia audio che video dai registi Lucìa Palacios e Dietmar Post per la serie dei live di Play Loud!.

Musica e cinema si mescolano, un matrimonio che non sempre riesce. Una cosa che trovo sia difficile è trovare il vuoto tra le varie discipline, in cui queste possano quasi liberamente contaminarsi e far sentire la propria voce. Il sottoscritto che ha visto solo il trailer, del live video, ha però avuto modo di ascoltarselo e, posso assicurarvi, la musica basta a se stessa, L’ampiezza e la profondità che riesce a crearsi, è ben oltre quella possibilità spaziale che offre il Marie-Antoinette. I musicisti condividono il piccolo palco del locale (oltre a Suzuki, troviamo la chitarra baritono di Dirk Dresselhaus, l’elettronica del superstite Pan Sonic Ilpo Vaisanen, la chitarra ultrastratificata di Michael Beckett, la batteria di Class Grosszeit e la performer di danza Tomoko Nakasato che, ovviamente, su disco non ci è data percepire; la masterizzazione è affidata a Rashad Becker).

Piuttosto, le quattro tracce su cui si spalmano le due ore di psichedelia o di “musica assoluta” della performance, sono la definizione perfetta della dinamica, della complicità dei suoni, del loro flusso di comune accordo che si esprimono ognuno nel proprio linguaggio ma che popolano lo spazio come fossero cittadini della stessa patria: “Trovo particolarmente difficile parlare di come sia venuta fuori questo concerto, perché non abbiamo mai provato o pianificato nulla, e in più era anche difficile ascoltarci sul palco. Da dove sia spuntata l’energia e il corso della musica era basato sostanzialmente sulle dinamiche del gruppo e su una sorta di comunicazione telepatica. Quando ho mixato i suoni in seguito in studio, ascoltai un sacco di cose strane nelle singole tracce separate: per esempio, il segnale della chitarra di Beckett cambiava livello nel range di +/-30 decibel, che è parecchio, e probabilmente era dovuto alla rottura del cavo. Fortunatamente, tutte le parti andate a puttane, rendono il suono ancora più pesante e distorto invece di distruggerlo”, ha sostenuto Dirk Dresselhaus.

Nessuno dovrà spaventarsi se questa musica è senza tempo (storico) perché è la musica continua, nascosta tra i drappeggi del rumore, come il ritmo è nascosto nel fato del susseguirsi di colpi, come la distorsione che è solo l’altra faccia della limpidezza, come il palco che è piuttosto Golfo Mistico.

 

Riccardo Gorone