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Cinque giornate a Denis: tanto valeva dargli un premio!

Solo cinque turni di squalifica all’attaccante dell’Atalanta Denis, colpevole di aver rotto il naso ad un avversario negli spogliatoi. A questo punto tanto valeva premiarlo!

La leggenda vuole che il primo giocatore ad essere squalificato nel campionato italiano sia stato Giovanni Panetta nel 1909: un mese di lavori forzati nelle miniere e stipendio bloccato per aver detto ‘marrano’ all’arbitro.

La Storia, invece, ci parla dell’ultimo caso tristemente salito agli onori della cronaca nel corso dell’ultima tornata di campionato: Gérman Denis, bomber dell’Atalanta che organizza una spedizione punitiva  assieme ad un compagno negli spogliatoi dell’Empoli per rompere il naso (e fortunatamente solo quello) a Lorenzo Tonelli reo, a suo dire, di aver minacciato di morte lui e la sua famiglia.

Tra questi due estremi del peggio che il calcio italiano abbia mostrato in oltre cent’anni di storia, c’è una casistica che sarebbe riduttivo definire gigantesca ma che dovrebbe servire, negli anni Duemila, a definire i criteri di applicazione delle squalifiche. Sfogliando il libro nero della Serie A è impossibile non imbattersi nel caso Taribo West-Kanchelskis con il nigeriano che, nel tentativo di testare alcune mosse di taekwondo, distrugge la gamba e la carriera dell’avversario riuscendo addirittura a cavarsela con un misero cartellino giallo.

Più o meno negli stessi anni, fuori dai confini italiani, il moderatissimo Eric Cantona, durante un match fra Manchester United e Crystal Palace, pensò bene di migliorare la tecnica del buon Taribo colpendo con calci alla Chuck Norris un tifoso che gli valsero 9 mesi di squalifica, 120 ore di servizio sociale e 24 ore di carcere.

Il calcio cambia, aumentano gli occhi puntati sui giocatori, e così nel 2004 il tranquillo Marco Materazzi, al termine di un match e senza l’ingombro delle telecamere, va a fare visita a Bruno Cirillo, difensore del Siena, e per sbaglio gli tira un pugno rompendogli il labbro: 8 turni di squalifica e 5mila euro di multa all’Inter.

Tante furono le giornate di squalifica anche per Stephen Hunt, giocatore del Reading che nel 2006 non fermò la sua corsa sull’uscita di Peter Cech, portiere del Chelsea, mandandolo in coma e obbligandolo, da lì in poi, a giocare con un casco protettivo.

Potremmo andare avanti per pagine e pagine, citando migliaia di casi simili, ma non servirebbe a spiegare perché il giudice sportivo, questa settimana, abbia deciso, da una parte, di comminare cinque giornate di squalifica ad un giocatore protagonista di una vera e propria spedizione punitiva che, per fortuna, è terminata solo con un setto nasale rotto, e, dall’altra, una sola giornata alla vittima dell’aggressione colpevole di ripetute minacce di morte.

Caro giudice sportivo, cari arbitri, cara giustizia in toto, ma cosa deve fare un giocatore per esser ritenuto indegno di calcare i campi da gioco? E cosa deve accadere prima che la Figc si renda conto che, mentre le partite si svuotano di pubblico e campioni, tutto quello che li sta attorno (spogliatoi, strade, programmi tv, campagne abbonamenti) si sta riempiendo di violenza?

Di questo passo, in pochi anni, non dovremo stupirci di vedere eretta, come attrazione principale del museo di un grande club, la statua di un perfetto sconosciuto, uno di quei giocatori anonimi che fanno carriere da gregari senza mai venire intervistati a fine partita, scolpito con la mano destra alzata e la sinistra sul cuore e, sotto le scarpette, la didascalia ‘il primo ad ammettere di aver commesso un fallo’.

p.s: Denis, stai tranquillo, se non dovesse andare bene questa storia del calcio, potrai sempre riprenderti la dignità alla prossima Isola dei Famosi.

 

Michele Galardini