rubriche: Il favoloso mondo di Italy

Cannes, ovvero il giorno delle lacrime della stampa italiana

The day of tears è il giorno successivo alle premiazioni di Cannes, quando tutta la stampa italiana riversa fiumi di sconforto sulla povera gente

In Italia, più o meno intorno alla ventesima domenica dell’anno, avviene un qualcosa che i ricercatori dell’università del Massachusetts, in uno studio dal titolo ‘Science and other things that have nothing to do with science’, hanno denominato ‘The day of tears”.

Il giorno delle lacrime, ovvero il lunedì successivo alle premiazioni del festival di Cannes, giorno tragico per i colori italiani che vengono puntualmente sconfitti e derisi da lobby di produttori o direttori artistici col disappunto di chi, citando Franco Battiato, avrebbe voluto mandarli a casa tutti per sostituirli chissà con quali altri personaggi. Il lunedì post festivaliero è un concentrato di invidia e livore, una malattia che colpisce giornalisti della carta stampata, delle tv, delle radio, fino ad arrivare a chi, come il signor Giulio, ancora si informa tramite il telegrafo e ieri mattina dopo 3 ore è riuscito a riportare questo messaggio dalla Francia: “l’Italia non ha vinto, stop”.

C’è un po’ di tutto nel calderone degli sconfitti piagnoni. C’è Repubblica che titola “Cannes, la Palma d’oro va a Jacques Audiard, neanche un premio per gli italiani”, subito seguita da Il Fatto con “Cannes 2015, i vincitori. Palma d’oro al francese Dheepan di Audiard. Nessun premio all’Italia” e da Vanity Fair che, però, rivolta la frittata con un colpo da maestri “Festival di Cannes 2015, la Francia si premia” fino ad arrivare al Quotidiano Nazionale che titola “Delusione Cannes, italiani fuori: Palma d’Oro al francese Audiard” (italiani fuori da cosa? Da Cannes? Sono stati espatriati?).

Sorvolo su tutte le trasmissioni e le tribune pseudo-intellettualistiche per arrivare dritto al centro del ciclone generato dall’incontro di tre formazioni di lacrime calde e gelida mediocrità.

carnagenews_mollica

La prima è il Tg2 dove, evidentemente, un Mollica in preda a crisi di panico, che già aveva messo assieme i superlativi per raccontare le vittorie di Moretti, Sorrentino e Garrone, al momento di chiudere il video sulle premiazioni è entrato in sala regia e, furioso come non mai, ha urlato: “Questa gliela facciamo pagare ai fottuti francesi!”. Di seguito il risultato, un servizio che parte con i premi maggiori, prosegue con l’esclusione degli italiani per poi chiudere con la superiorità al botteghino di quest’ultimi: ‘il pubblico ha deciso ed è quel che conta perché, nei festiva, le giurie hanno ragioni che la ragione non conosce, direbbe il filosofo francese Pascal”. Tiè!

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La seconda formazione ciclonica ha il volto di Roberto Cicutto, presidente di Luce-Cinecittà, e la forma di un comunicato stampa senza diritto di replica nel quale si può leggere: “Pierre Lescure (neo presidente del festival, ndr) fondatore nel 1984 di Canal+, imprenditore di enorme successo, coproduttore per trent’anni di quasi tutti i film più importanti e non solo francesi, ha fortemente determinato alcuni aspetti di questa edizione del festival. Amico di molte star e dei più importanti produttori, attraverso il sistema di finanziamento al cinema instaurato da Canal+ è stato l’uomo più potente del cinema francese. Poteva iniziare questa nuova avventura senza dare un segnale forte verso il cinema nazionale?”. Il finale della nota è un capolavoro che inizia con l’immancabile ‘non voglio certo dire che…’ e termina con ‘Cannes sta diventando sotto la nuova Presidenza una pedina importantissima di strategia industriale in difesa del proprio cinema’. Chapeau.

mereghetti

La terza e ultima formazione è l’avatar cartaceo di Paolo Mereghetti, storico critico del Corriere, che dopo aver parlato bene ma non benissimo dei film italiani (soprattutto Garrone) si sveglia al momento delle premiazioni e, infuriato, suggerisce che il cinema italiano ‘non sembra più capace di quel lavoro diplomatico (e di lobbying) fondamentale per arrivare sul podio’ e ancora ‘il cinema italiano ha vinto solo quando c’era un connazionale in giuria’. Gombloddo!

Insomma chi abbia vinto il festival, se con merito o meno, se esordiente o di grande esperienza, se con temi importanti o con narrazioni forti, interessa il giusto se non nulla: importa solo dimostrare che l’Italia è stata esclusa dalla festa dei francesi e degli americani. Nessuno che si ponga il problema che, forse, i tre film in concorso, pur di qualità, non erano strettamente ‘festivalieri’, come dimostrano gli incassi al botteghino. Ma no, il problema son le lobby, i Coen, i produttori, le cavallette.

Facciamo così, per evitare il Day of tears, il prossimo anno nessun film italiano parteciperà a Cannes senza l’assicurazione della vittoria di un premio! Un premio qualunque, inventatelo, tipo ‘Miglior film italiano in concorso’ oppure ‘Miglior film italiano non premiato’. Se non per me, fatelo per Mollica, c’ha un’età.

Michele Galardini