Cinema

Cannes 70: “The Meyerowitz Stories” di Noah Baumbach

Il film regala comunque una piacevole narrazione alternativa che lascia presagire un nuovo corso della filmografia di Baumbach, aprendogli le porte di storie più misurate e, forse, più complete.

La famiglia Meyerowitz ha un passato non troppo lineare, con molti problemi rimasti irrisolti, sopiti sotto l’affetto e le obbligazioni che legano i vari membri del nucleo allargato. Soprattutto i due fratellastri Matthew (Ben Stiller) e Danny (Adam Sandler) devono fare i conti con una vita che spesso li ha messi in competizione, loro malgrado, mentre Jean, la loro sorellastra, sembra dimenticata persino dai suoi stessi genitori. In occasione di una retrospettiva organizzata in onore di Harold (Dustin Hoffman), il capostipite della famiglia, tutti si riuniscono senza però riuscire a passare sopra ai vecchi rancori.

Baumbach dirige un gruppo di interpreti misurati e ben lontani dagli eccessi autocompiaciuti di altri film firmati dal regista. Il ritratto familiare dei Meyerowitz ricorda la sconclusionata situazione domestica dei Tenenbaum di Wes Anderson, che a più riprese fanno capolino sullo sfondo di questa storia. Ciò che resta maggiormente apprezzabile di The Meyerowitz Stories è una ritrovata misura nella regia di Baumbach e nella sua direzione degli attori, che trovano in questa occasione un modo per allontanarsi dalle macchiette che ne caratterizzano la carriera.

Soprattutto nel caso di Ben Stiller e Adam Sandler, l’egoriferimento del regista si fa da parte e lascia i protagonisti liberi di sfidarsi a colpi di interpretazioni genuine, riuscendo a sottrarli all’egemonia di quello che dovrebbe essere il vero protagonista del film: il personaggio del padre Harold nella diegesi e il mostro sacro Hoffman nella realtà. In questo equilibrio tra istrionismo registico e compostezza di performance e sceneggiatura risiede probabilmente la forza maggiore del film in cui ogni personaggio riesce a esprimersi al meglio.

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I riferimenti culturali, soprattutto letterari, abbondano nella costruzione delle storie e dei personaggi e si raggiunge una rappresentazione densa, e al contempo fruibile in leggerezza, di una famiglia che è costituita prima di tutto da singoli individui, ognuno alle prese con lotte interiori e con i problemi irrisolti del proprio passato. Una commistione di singole personalità più che un vero nucleo familiare è al centro della commedia di Baumbach che qui, più che in altre opere, offre una rappresentazione vicina alla realtà della quotidianità di parenti.

Presentato in concorso al festival di Cannes 2017, The Meyerowitz Stories rincorre finalmente l’empatia con lo spettatore, puntando ad un suo coinvolgimento e non più ricercando solo alla sua cieca ammirazione. Senza raggiungere picchi di interesse artistico, il film regala comunque una piacevole narrazione alternativa che lascia presagire un nuovo corso della filmografia di Baumbach, aprendogli le porte di storie più misurate e, forse, più complete.

Teresa Nannucci